La proposta di colpire i patrimoni più consistenti torna al centro del dibattito politico della coalizione progressista, questa volta con una veste rinnovata. Durante la presentazione di un saggio dedicato proprio a questo tema, tenutasi oggi presso la Camera dei Deputati in un evento organizzato dal Partito Democratico, l'ex sindaca di Torino Chiara Appendino ha rilanciato con forza la misura fiscale, battezzandola con il termine anglosassone «millionaire tax» nel tentativo di superare le resistenze interne al campo largo.
L'iniziativa, storicamente cara ai Verdi e alla sinistra radicale, ha visto convergere sul palco della sala Berlinguer esponenti provenienti da diverse forze dell'alleanza. Accanto ad Appendino hanno preso posizione la deputata di Avs Elisabetta Piccolotti, che ha enfatizzato come questa misura rappresenti un elemento strategico per vincere le prossime elezioni, e la rappresentante del Pd Maria Cecilia Guerra. Quest'ultima ha sottolineato come il tassamento dei milionari sia coerente con le tradizionali politiche democratiche volte a ridurre le diseguaglianze economiche nel Paese.
La posizione della segretaria Elly Schlein rimane cauta e attendista. Sebbene già ad aprile avesse riconosciuto l'importanza del tema della tassazione patrimoniale, poche settimane fa ha chiarito che la misura non figura ancora tra gli elementi concordati nel programma di coalizione, pur promettendo una discussione futura. Questa cautela riflette evidentemente le tensioni interne al Movimento Cinque Stelle, dove il leader Giuseppe Conte mantiene una posizione più prudente rispetto al rilancio della proposta.
Appendino ha cercato di smontare sistematicamente gli argomenti che frenano l'adozione della misura. In particolare, ha contestato il timore secondo cui un simile prelievo determinerebbe una fuga massiccia di capitali dall'Italia. Come esempio virtuoso, ha citato l'esperienza norvegese, dove l'imposta patrimoniale esiste ed è periodicamente aggiornata senza provocare l'esodo apocalittico paventato dai critici: l'ultimo ritocco delle aliquote avrebbe comportato l'uscita di poche decine di grandi patrimoni, continuando comunque a generare entrate fiscali significative. Studi sulla situazione scandinava confermerebbero inoltre che l'emigrazione permanente dei contribuenti più abbienti si attesterebbe intorno al 2 per cento nel lungo termine.
Per coloro che tentassero comunque il trasferimento all'estero, Appendino ha ricordato l'esistenza della cosiddetta exit tax, un meccanismo che prevede il proseguimento del prelievo fiscale per un numero definito di anni successivi alla partenza. La sfida lanciata dall'ex prima cittadina torinese punta dunque a dimostrare che gli ostacoli tecnici alla patrimoniale sono superabili, spostando il dibattito sul piano più genuinamente politico circa la volontà di affrontare le diseguaglianze materiali nella società italiana.