Gomes Clesio Tavares ha fatto marcia indietro. L'uomo che secondo gli investigatori della procura romana avrebbe fungito da collegamento tra il faccendiere Valter Lavitola e la banda responsabile del collocamento dell'ordigno davanti all'abitazione del giornalista Sigfrido Ranucci ha deciso di non far ritorno in Italia. In un'intervista al Tg1, l'assistente di Lavitola ha spiegato come questa scelta, che ha sorpreso tutti considerando che il biglietto aereo era già stato acquistato con partenza prevista per giovedì, sia stata in realtà suggerita dal suo legale dopo una conversazione telefonica cruciale.

"Mi ha detto che visto come stanno evolvendo le cose, probabilmente non mi lascerebbero ritornare qui in Camerun", ha riferito Tavares, indicando che le autorità competenti potrebbero trattenere il viaggiatore qualora facesse ingresso nel territorio nazionale. L'assistente ha aggiunto che ha preferito rimanere al di fuori dell'Italia perché attualmente impegnato in attività professionali che non può interrompere. La decisione rappresenta un cambio significativo rispetto ai suoi piani iniziali, evidenziando come la situazione procedurale in corso stia influenzando i movimenti dei soggetti coinvolti nell'inchiesta.

Dal camerunense emerge anche un dettaglio rilevante riguardante le comunicazioni intercorse con Lavitola negli ultimi giorni. L'indagato per concorso in strage aggravato dal metodo mafioso avrebbe contattato Tavares informandolo dei recenti sopralluoghi sia della polizia che dell'Arma dei Carabinieri, suggestionandolo implicitamente a cessare le comunicazioni: "È meglio che non ci sentiamo più", il contenuto del messaggio secondo il racconto di Tavares.

Per quanto concerne i contatti con i due principali indiziati dell'esecuzione materiale dell'attentato, Antonio Passariello e Pellegrino D'Avino, entrambi catturati alla fine di giugno, Tavares non ha minimizzato le connessioni pregresse. In particolare, con D'Avino sostiene di aver condiviso un passato lavorativo nel settore della vigilanza privata. Secondo il camerunense, i due si contattavano saltuariamente per necessità professionali contingenti: "Quando avevo bisogno di personale specializzato nella sicurezza, ricorrevo a loro perché eravamo già conoscenti da molti anni".

La testimonianza di Tavares aggiunge un ulteriore strato alla complessa vicenda dell'attentato ai danni del conduttore televisivo, illustrando come la rete di rapporti tra i vari attori coinvolti fosse solida e consolidata nel tempo. Le rivelazioni comportano inoltre rischi concreti per chi rimane legato a questa catena di contatti, tanto che la prudenza nell'intrattenere comunicazioni sembra essere diventata la strategia adottata dai principali interessati.