Marina Terragni, Garante per l'infanzia e l'adolescenza, ha preso posizione critica nei confronti della guida pratica "Oltre lo sguardo" redatta congiuntamente dalla Società italiana di pediatria (Sip) e dall'Associazione culturale pediatri (Acp). Il documento, pensato come strumento di orientamento per gli studi pediatrici nel trattare tematiche legate alla varianza di genere, agli orientamenti sessuali e alle famiglie omogenitoriali, è finito al centro di un dibattito acceso dopo le critiche mosse dall'associazione Pro Vita.
Nel suo intervento, Terragni ha sollevato perplessità particolari riguardo alla possibilità di una transizione sociale a soli tre anni di età. Secondo la Garante, autorizzare un bambino così piccolo a vivere pubblicamente con un genere diverso da quello assegnato alla nascita rappresenterebbe una decisione prematura e potenzialmente irreversibile. Il passaggio da una fase di incertezza alla transizione sociale, sostiene Terragni, spesso segna l'inizio di un percorso di "terapia affermativa" dal quale diventa difficile tornare indietro.
La Garante cita dati significativi a supporto della sua posizione: in almeno otto casi su dieci, l'incertezza circa l'identità di genere nei bambini si risolve naturalmente nel corso dello sviluppo, senza necessità di interventi esterni. Proprio per questo motivo, appare contraddittorio che la stessa Sip oggi sostenga l'idea di "affermare socialmente" l'identità di genere di un bambino così giovane. Terragni ritiene che questo approccio non consideri sufficientemente la necessità di cautela e valutazione attenta prima di intraprendere percorsi che potrebbero alterare significativamente la traiettoria di vita del minore.
Un altro punto critico riguarda i riferimenti scientifici utilizzati nella guida. Terragni sostiene che gli standard internazionali della World Professional Association for Transgender Health (Wpath), citati nella bibliografia del documento, non forniscono garanzie adeguate di rigore scientifico. Inoltre, la pubblicazione avrebbe trascurato importanti documenti istituzionali emersi negli ultimi anni a livello internazionale, che unanimemente enfatizzano l'importanza della prudenza, della valutazione multidisciplinare e del diritto del minore a un futuro aperto e non precondizionato da decisioni precoci.
Chiudendo il suo intervento, Terragni ha lanciato un appello affinché la questione diventi occasione per aprire un ampio dibattito scientifico in Italia, coordinato dalle principali istituzioni sanitarie nazionali. Questo confronto dovrebbe incorporare le ricerche scientifiche più recenti sulla disforia di genere nei minori, mantenendo sempre al centro della riflessione l'interesse superiore del bambino e dell'adolescente. L'obiettivo dichiarato è giungere a un consenso scientifico solido e consapevole, che bilanci l'inclusione con la tutela dei diritti fondamentali dei giovani pazienti.