Nel panorama sempre più complesso dell'inchiesta sull'ordigno esploso davanti all'abitazione del giornalista Sigfrido Ranucci, emerge un nuovo dettaglio significativo dalla testimonianza esclusiva rilasciata al telegiornale della Rai. Gomes Tavares, uomo camerunense che per anni ha operato come factotum dell'imprenditore Valter Lavitola, ha confermato di trovarsi attualmente nel suo Paese d'origine e di aver ricevuto da Lavitola un messaggio inequivocabile: mantenere le distanze e cessare ogni forma di comunicazione. Secondo quanto riferito da Tavares, Lavitola lo ha contattato informandolo dell'intervento dei carabinieri e della polizia presso la sua cerchia, consigliandogli esplicitamente di interrompere i contatti.
Le tempistiche sono delicate: Tavares aveva già organizzato il suo rientro in Camerun per il prossimo giovedì, ma il suo consulente legale locale lo ha messo in guardia dalla possibilità che le autorità italiane potrebbero impedirgli di tornare nel continente africano qualora decidesse di allontanarsi ulteriormente. Il collaboratore ha sottolineato di essere attualmente impegnato in attività lavorative che non può interrompere, situazione che al momento impedisce agli inquirenti transalpini di condurre un interrogatorio diretto.
Un elemento ulteriore riguarda la rete di conoscenze di Tavares nel settore della sicurezza privata. Ha infatti confermato di conoscere Antonio Passariello e Pellegrino D'Avino, i due soggetti identificati dalle autorità come autori dell'attentato avvenuto nell'ottobre del 2025. Secondo il racconto di Tavares, la conoscenza risale a lunghi anni fa quando lavorava nel campo della sicurezza insieme a D'Avino; ha precisato che quando aveva necessità di personale specializzato ricorreva a questi contatti professionali. La dichiarazione non rappresenta una confessione ma un tentativo di normalizzare le relazioni secondo una logica di rete professionale consolidata nel tempo.
Intanto, il rapporto tra Lavitola e Ranucci, che fino a poche settimane fa era caratterizzato da una profonda amicizia, appare ormai deteriorato. Gli investigatori continuano a considerare Lavitola come il possibile mandante dell'esplosivo, sebbene il movente rimanga ancora avvolto nel massimo riserbo. La situazione si complica ulteriormente con l'iniziativa legale intrapresa dagli avvocati di Ranucci, che hanno depositato una querela formale ipotizzando reati di diffamazione aggravata e altre violazioni, contestando la diffusione di dichiarazioni e articoli ritenuti basati su mere congetture e insinuazioni ai suoi danni.