Beppe Saronni conosce bene la fame di vittoria che circonda la Milano-Sanremo. Da corridore, ha dovuto attendere il settimo tentativo prima di alzare le braccia al traguardo nel 1983, indossando la maglia iridata mondiale. Oggi, da scopritore di talenti, vede in Tadej Pogacar lo stesso ardore, la stessa determinazione che lo caratterizzava. E come lui, il giovane sloveno ha finalmente spezzato il tabù della Classicissima, conquistandola al sesto tentativo con addosso il titolo mondiale.
Nell'intervista rilasciata a MediaLives News, Saronni non ha dubbi: «È un atto di giustizia. Questo ragazzo è un prodigio e non poteva rimanere fuori dagli albi d'oro più prestigiosi della storia ciclistica». Il paragone tra i due campioni non è casuale. Come Saronni decenni fa, Pogacar ha raggiunto la vittoria di San Remo con la consapevolezza di aver fatto tutto il necessario per riuscirci. Il fuoriclasse di Parabiago ricorda ancora la vigilia della sua vittoria: «Festeggiammo prima di correre. Ordinai pasticcini e spumante, e dissi ai miei uomini che quella sera celebravamo. Quando mi domandarono cosa, risposi semplicemente: la vittoria di domani».
Sulla figura di Pogacar, Saronni esprime ammirazione sconfinata. «Quando lo ingaggiai, capii subito di avere di fronte un talento puro. Non l'avevo mai visto prima nella storia del ciclismo, nemmeno come morfologia. Osservando le sue gambe, i suoi occhi, il suo viso, tutto trasmette salute e gioia, non sofferenza». Una descrizione che sottolinea come Pogacar rappresenti qualcosa di straordinario, un atleta di prima grandezza capace di avvicinare al ciclismo anche chi non lo conosce profondamente.
La testimonianza di Saronni acquista peso nel contesto della vittoria sanremese. La Classicissima di primavera è una corsa che sembrava «disegnata» per i campioni come lui e come Pogacar: uomini di tempra eccezionale, mossi da un'ossessione quasi mistica nel conquistare un traguardo che sfuggiva ripetutamente. «Sono atleti che ricorderemo per decenni», conclude Saronni, notando anche il clamore generato dalla vittoria del giovane sloveno. La marea di persone che ha popolato le strade della Sanremo sabato ha ricordato ai più anziani i tempi d'oro, quelli in cui i campioni del calibro di Saronni accendevano passioni smisurate nei tifosi italiani.