Le tensioni geopolitiche che coinvolgono Washington, Israele e Teheran continuano a dividere l'opinione pubblica italiana. Secondo l'ultimo rilevamento condotto da Euromedia Research, coordinato dalla politologa Alessandra Ghisleri, emerge chiaramente lo scetticismo dei cittadini rispetto all'ipotesi di una partecipazione italiana a operazioni militari internazionali nello strategico stretto di Hormuz. La ricerca, diffusa il 23 marzo 2026, fotografa una situazione complessa dove le preoccupazioni di sicurezza si intrecciano con considerazioni economiche e di politica estera.

Il dato più significativo riguarda l'opposizione a eventuali nuovi schieramenti militari: poco più della metà degli intervistati, il 52,6%, si dichiara contraria a una missione internazionale nell'area. Ancora più pronunciato è il consenso intorno al ritiro delle forze armate già schierate: il 58,1% dei cittadini auspica il rientro dei militari attualmente dislocati nello Stretto. Questo orientamento suggerirebbe una preferenza generale per il disimpegno italiano da operazioni che coinvolgono la regione mediorientale.

Parallela a questa dinamica emerge una questione che tocca direttamente l'economia nazionale e le relazioni internazionali: il tema degli approvvigionamenti energetici dalla Russia. Quasi il 44% degli italiani, secondo il sondaggio, sarebbe propenso a riconsiderare l'embargo che limita i rapporti commerciali con Mosca. Differenziando per schieramenti politici, la tendenza si accentua tra gli elettori della coalizione di governo, dove il dato sale al 54,3%. Particolarmente significativo è il risultato tra gli elettori leghisti: il 62,5% di questo bacino esprime apertura a una revisione della posizione sull'energia russa. Anche tra i sostenitori dell'opposizione emerge comunque interesse, sebbene più contenuto, con il 37,2% favorevole a riconsiderare le attuali restrizioni.

Questi numeri riflettono le pressioni economiche che l'Italia continua a fronteggiare, in particolare sul fronte dell'inflazione e dei costi energetici, fattori che mantengono alta l'attenzione sulla questione delle forniture di materie prime. Le scelte di politica internazionale rimangono dunque sospese tra due esigenze contrastanti: la solidarietà con gli alleati atlantici e occidentali, da un lato, e le necessità pragmatiche di garantire stabilità economica e costi accessibili per famiglie e imprese.