Poste Italiane ha depositato la documentazione ufficiale per l'offerta pubblica di acquisto (Opa) su Telecom Italia, confermando una strategia volta al controllo totale della società telefonica. Al momento del lancio dell'operazione, Poste detiene direttamente il 27,315% del capitale di Tim, pari a circa 4,2 miliardi di azioni ordinarie. Tuttavia, la conversione delle azioni di risparmio - una procedura già deliberata - comporterà una diluizione della quota fino al 20,104%, corrispondente a 4,3 miliardi di titoli ordinari. Nonostante questa apparente diminuzione percentuale, la base azionaria da cui partire rimane solida per perseguire l'obiettivo dell'acquisizione totale.
Secondo la documentazione resa nota, l'operazione viene formalmente considerata in concerto con il Ministero dell'Economia e delle Finanze, che possiede il 29,2% di Poste Italiane. Una precisazione contenuta negli atti chiarisce tuttavia che sarà esclusivamente Poste a sottoscrivere le adesioni all'offerta e a sostenere i relativi costi. Attualmente il capitale di Poste è detenuto anche da Cassa Depositi e Prestiti con il 35% e dallo stesso ministero con il 29,257%. Questa struttura azionaria riflette il ruolo dello Stato nella gestione del dossier Tim, uno dei campioni nazionali nel settore delle telecomunicazioni.
L'offerta sarà considerata riuscita al raggiungimento dell'adesione del 66,67% degli azionisti, conforme alle normative finanziarie vigenti. Tuttavia, gli atti depositati prevedono scenari ulteriori particolarmente significativi. Qualora Poste ottenesse un'adesione compresa tra il 90% e il 95%, la società ha già dichiarato l'intenzione di non ricostituire un flottante azionario sufficiente per garantire un regolare andamento delle negoziazioni su Tim. Nel caso invece si superasse la soglia del 95%, Poste ha annunciato la volontà di esercitare il diritto di squeeze-out, acquisendo le azioni residue attraverso un meccanismo di compenso stabilito dalle normative sulla materia, con la possibilità per gli azionisti rimasti di optare per un pagamento alternativo in contanti.
Per questa complessa operazione, Poste si è avvalsa dell'assistenza dello studio legale Gianni & Origoni, mentre a livello finanziario ha affidato il ruolo di lead advisor a J.P. Morgan Securities, con il supporto di Bnp Paribas e Mediobanca in veste di co-advisor. La documentazione depositata risponde alle esigenze di trasparenza richieste dalle autorità di vigilanza, tracciando un perimetro chiaro delle responsabilità e degli intenti delle parti coinvolte in quella che rappresenta una delle più importanti operazioni di consolidamento nel settore delle telecomunicazioni italiane degli ultimi anni.