Manuel Agnelli, frontman degli Afterhours e riferimento della scena musicale italiana, non usa mezzi termini quando parla dell'intelligenza artificiale applicata alla musica. In un'intervista esclusiva, il musicista milanese confessa di aver provato paura ascoltando brani generati da sistemi AI che riproducevano perfettamente la sua voce. La minaccia, secondo Agnelli, è concreta: l'automazione rischia di eliminare gli artisti dalla catena del valore, creando un futuro dove la creatività umana viene marginalizzata da algoritmi sempre più sofisticati.

Proprio per contrastare questo scenario e sostenere i giovani talenti, Agnelli ha dato vita a «Suoni dal futuro», un ambizioso progetto triennale nato dalla collaborazione tra il collettivo GERMI, la SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori) e lo stesso artista. L'iniziativa rappresenta l'evoluzione nazionale di ciò che accade da anni nel locale milanese Germi, dove decine di band esordienti trovano uno spazio per esibirsi lontano dalle logiche commerciali dominanti.

L'operazione coinvolgerà ben 96 concerti distribuiti in nove città italiane - Milano, Roma, Bologna, Napoli, Palermo, Taranto, Pesaro e Torino - con tappe in piccoli club a cadenza regolare: cinque serate al mese per dieci mesi all'anno, sia in primavera che in autunno. La prima edizione 2026 vedrà protagoniste sei band selezionate: Dirty Noise, Dlemma, Grida, Kahlumet, Mars on Suicide e Wayloz. In totale, circa 100 formazioni potranno esibirsi nel triennio.

Quando gli è stato chiesto che cosa lo ha spinto a lanciare questo intervento, Agnelli non ha avuto dubbi: ha visitato personalmente i luoghi dove questi giovani suonano e ha colto un'energia incredibile, ma soprattutto una volontà netta di sottrarsi alle dinamiche malate del mercato musicale contemporaneo. «La nuova generazione non vuole dipendere dai trend, dallo streaming, dai numeri, dall'essere influencer», ha spiegato. «È una sanità mentale che mi ha sorpreso positivamente».

Per Agnelli, che ha avuto la fortuna di crescere musicalmente in un'epoca più favorevole agli artisti, si tratta di una responsabilità morale: alimentare questa «parte sana e promettente» della scena emergente è un modo per combattere una «battaglia di civiltà» contro la mercificazione della musica. L'alleanza con SIAE è strategica: l'istituzione che tutela l'autorialità in Italia garantisce che al centro del progetto restino il diritto d'autore e la dimensione live, gli unici elementi ancora immuni dall'erosione algoritmica.