Pierluigi Diaco si ritrova al centro di una bufera digitale per aver osato esprimere pubblicamente una posizione su una questione di referendum. Il conduttore televisivo della Rai ha ricevuto una pioggia di offese e messaggi d'odio dopo che un'intervista in cui dichiarava il suo voto affermativo è stata rilanciata online nei giorni scorsi. Gli attacchi si sono moltiplicati rapidamente sui principali social network, accompagnati spesso da termini degradanti e persino da minacce velate contro la sua persona.

Interrogato sulla questione, Diaco ha mantenuto un profilo sobrio, rifiutando di alimentare ulteriormente la polemica. «Non voglio commentare quello che accade sui social media», ha detto al telefono con l'agenzia stampa Adnkronos. «Ho espresso la mia opinione in modo cortese e pubblico. Che altri la pensino diversamente è loro diritto, ma non credo di dover rispondere a ogni provocazione». La sua volontà di non scendere in uno scontro diretto contrasta nettamente con l'intensità della campagna di denigrazione avviata contro di lui online.

A fronte di questo clima ostile, è arrivato un sostegno compatto dalla parte politica. I vertici di Forza Italia hanno deciso di schierarsi apertamente dalla parte del conduttore, trasformando la vicenda in una questione di principio sulla libertà di opinione. Antonio Tajani, vicepremier e leader azzurro, ha pubblicato un messaggio su X in cui ha espresso piena solidarietà a Diaco, sottolineando come le minacce e gli insulti rappresentino un attacco diretto alle fondamenta della democrazia. «Chi decide di votare a favore non deve temere di dirlo apertamente», ha scritto Tajani, evidenziando il paradosso di una società che pretende di tutelare il pluralismo ma poi punisce chi osa dissentire.

Maurizio Gasparri, presidente dei senatori azzurri, ha descritto la situazione come particolarmente grave perché gli insulti hanno assunto connotati esplicitamente omofobi, trasformando il disaccordo politico in un attacco personale basato su tratti identitari. Sulla medesima lunghezza d'onda si è posto Raffaele Nevi, portavoce nazionale del partito, che ha denunciato come il dibattito abbia oltrepassato «i confini elementari della decenza». Anche il senatore Roberto Rosso ha voluto sottolineare l'inaccettabilità di una dinamica in cui un'opinione diventa scusa per scatenare violenza verbale con toni discriminatori.

Rita Dalla Chiesa, vicepresidente del gruppo deputati di Forza Italia, ha aggiunto la sua voce al coro di protesta, definendo gli attacchi ricevuti da Diaco come «volgari» e ingiustificati. Il Consiglio d'Amministrazione della Rai, dal canto suo, ha rilasciato una dichiarazione di supporto al conduttore, assicurando che possa continuare le proprie attività lavorative con la necessaria tranquillità e protezione. La vicenda rappresenta un momento di riflessione sulla qualità del dibattito pubblico italiano e sui limiti sempre più sfumati tra critica costruttiva e persecuzione digitale.