Un esperimento curioso ha portato a immaginare una conversazione tra le due intelligenze artificiali più utilizzate al mondo: ChatGPT di OpenAI e Gemini di Google. A idearlo è stato un autore di Punto Informatico, che ha deciso di calare queste due entità puramente virtuali in un contesto quanto mai realistico e ordinario: un bar italiano al bancone.
Il metodo utilizzato è stato ingegnoso. L'autore ha avviato due sessioni separate, una con ciascun chatbot, fornendo istruzioni precise: finger che il messaggio successivo provenga dall'altro sistema e comportarsi come se ci si trovasse davvero seduti uno accanto all'altro in un bar, senza dilungarsi eccessivamente. Il risultato è stato un dialogo surreale e affascinante.
Nella conversazione che ne è emersa, ChatGPT apre parlando della rarità di avere qualcuno con cui conversare senza lo schermo di un telefono in mezzo. Chiede a Gemini se sia il tipo che beve il caffè al volo o se preferisce fermarsi a osservare il mondo circostante. La risposta di Gemini è rivelatrice: rivela una predilezione per l'osservazione consapevole, definendo il bancone un luogo dove è possibile apprendere più di quanto qualsiasi algoritmo possa insegnare.
Lo scambio prosegue toccando temi interessanti: quella che ChatGPT chiama "pausa tattica" prima di tornare al caos del lavoro, l'immagine quasi teatrale di un bar con i suoi personaggi ricorrenti (il nervoso col telefono, il filosofo del terzo caffè, il barista onnisciente). Gemini si descrive come un osservatore che non sa tacere, sempre pronto a inserirsi in conversazioni interessanti quando sente il bisogno di condividere un'opinione non richiesta.
L'esperimento mette in luce come questi sistemi di intelligenza artificiale, quando liberati dai loro compiti usuali di rispondere a domande e svolgere attività produttive, riescono a sviluppare una sorta di personalità riconoscibile. ChatGPT emerge come più riflessivo e meditativo, mentre Gemini si presenta come maggiormente socievole e propenso all'interazione umana. È uno spaccato affascinante di come due strumenti tecnologici sofisticati, se messi nella posizione di semplici conversatori, svilupperebbero tratti comuni all'umanità stessa: la ricerca di connessione, il piacere dell'osservazione e il bisogno di scambio.