Robert Golob non nasconde la soddisfazione dopo il risultato delle elezioni legislative slovene dello scorso 22 marzo. Il premier uscente si è presentato davanti ai suoi sostenitori a Lubiana per rivendicare il primato nelle urne, sottolineando come il risultato rappresenti "un voto a favore della democrazia". Con il 28,62% dei consensi e 29 seggi, il Movimento libertà di Golob ha preceduto di misura il Partito democratico sloveno dell'ex premier Janez Janša, che ha ottenuto il 27,95% e 28 deputati.
Ma la strada verso la formazione di un nuovo governo rimane tutt'altro che in discesa. Nessuno dei due principali schieramenti è riuscito a conquistare i 90 seggi necessari per la maggioranza assoluta nel parlamento di Lubiana. Golob ha già annunciato l'apertura di trattative con i leader degli altri quattro partiti rappresentati in aula, ma si attende una lunga e complessa fase di negoziati. Una situazione che fornisce un potenziale ruolo decisivo a formazioni minori, in particolare al partito euroscettico Resni.ca che ha conquistato cinque seggi, sebbene gli analisti mettano in guardia su eventuali pericoli di stabilità derivanti da alleanze con soggetti populisti.
Janša, dal canto suo, non ha accettato il verdetto delle urne con sportività. L'ex premier ha denunciato anomalie tecniche nel sistema della commissione elettorale e ha annunciato l'intenzione di richiedere un completo riconteggio dei voti in tutti i collegi. "La Slovenia merita stabilità e dubito sinceramente che possa ottenerla con questi numeri", ha commentato il leader del Partito democratico, provando a mettere pressione politica sui risultati.
A sorprendere gli osservatori è il recupero compiuto da Golob nelle ultime fasi della campagna. Il sessantanovenne premier, dato per spacciato nei sondaggi fino a qualche settimana fa, ha invertito la rotta grazie a decisioni apprezzate dall'elettorato come la rivalutazione del sistema pensionistico e la gestione della situazione internazionale. L'opposizione alla guerra in Iran ha favorito le forze progressiste, mentre Janša ha pagato caro il suo allineamento con Donald Trump, allontanando parte dell'opinione pubblica slovena.
Janša, sessantasette anni, aveva basato la sua campagna sul ritorno ai "valori tradizionali sloveni" e sulla promessa di togliere i finanziamenti pubblici alle organizzazioni non governative. Durante il suo ultimo incarico nel governo sloveno, dal 2020 al 2022, il suo operato era stato caratterizzato da scontri frequenti con le istituzioni europee e da tentativi di limitare la libertà di stampa, spingendo esperti e osservatori a segnalare segnali di autoritarismo. Al contrario, Golob ha puntato su un programma riformista incentrato sull'inclusione sociale, inclusa la legalizzazione delle unioni fra persone dello stesso sesso, un'agenda che sembra aver trovato consenso nell'elettorato sloveno.