La magistratura brasiliana fa un passo verso il rilassamento delle misure carcerarie nei confronti di Jair Bolsonaro. Il procuratore generale Paulo Gonet ha presentato un parere ufficiale alla Corte suprema nel quale raccomanda di concedere gli arresti domiciliari all'ex capo dello Stato, attualmente detenuto dal novembre scorso. Bolsonaro sconta una condanna a oltre 27 anni di carcere per i reati legati al tentativo di colpo di Stato del 2022.
Secondo il procuratore, le attuali condizioni mediche dell'ex presidente rendono necessaria una revisione del regime detentivo. Nella documentazione inviata alla corte, Gonet sostiene che permettere a Bolsonaro di scontare la pena tra le mura domestiche garantirebbe una migliore preservazione della sua integrità fisica e morale, in conformità con precedenti decisioni analoghe. L'analisi mette l'accento su come l'ambiente familiare offra migliori garanzie di assistenza sanitaria rispetto alle strutture carcerarie tradizionali.
Al centro della richiesta vi è lo stato di salute critico di Bolsonaro, che dal 13 marzo è ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale di Brasilia a causa di una polmonite bilaterale. La diagnosi medica evidenzia la necessità di un monitoraggio costante e continuativo, difficilmente garantibile all'interno di una struttura penitenziaria. Stando agli ultimi rapporti clinici, le condizioni generali risultano stabili e senza febbre, sebbene rimanga sottoposto a terapia antibiotica endovenosa e a controlli permanenti. I medici non hanno ancora indicato una data di dimissione.
La parola finale rimane nelle mani del giudice supremo Alexandre de Moraes, responsabile del fascicolo giudiziario. La richiesta della procura, pur non vincolante, rappresenta un segnale significativo nel procedimento che riguarda uno dei personaggi più controversi della recente storia politica brasiliana. Il beneficio dei domiciliari, qualora concesso, non estinguerebbe la condanna ma consentirebbe a Bolsonaro di continuare la sua detenzione presso la residenza, mantenendo comunque la privazione della libertà.