Il risultato emerso dai primi dati e dagli exit poll non lascia spazio a interpretazioni: il fronte del No esce vincitore dal referendum costituzionale con percentuali che superano il 50% delle preferenze. Una scelta che rappresenta la volontà prevalente degli elettori di preservare l'attuale struttura della Costituzione italiana.
Secondo un'analisi di Youtrend, la decisione della stragrande maggioranza degli italiani che si è recata alle urne è stata motivata principalmente da considerazioni di merito, piuttosto che da spinte politiche contingenti. Il 69% dei votanti dichiara infatti che la propria scelta è derivata da una valutazione nel merito della riforma stessa, mentre il 28% ammette di avere agito principalmente per inviare un messaggio di natura politica. È significativo notare come questo segnale politico sia risultato particolarmente marcato tra i sostenitori del No.
Tra coloro che hanno votato a favore della riforma, emerge una gerarchia ben definita di motivazioni. In primo piano figura il sostegno alla separazione delle carriere nella magistratura, indicato dal 59% dei favorevoli, seguito dalla divisione del Consiglio superiore della magistratura in due sezioni (35%) e dall'istituzione di un organo disciplinare di alto livello (34%). Il sorteggio dei magistrati per la composizione del Csm è stato citato dal 30% degli elettori del Sì. Le ragioni di natura più esplicitamente politica - come il desiderio generico di modificare la Costituzione (24%) o il voto di sostegno all'esecutivo guidato da Giorgia Meloni (18%) - risultano relegati agli ultimi posti.
Bien diverso il profilo motivazionale del fronte vincente. Il 61% di chi ha votato No dichiara di averlo fatto per preservare la Costituzione, esprimendo una posizione di stampo conservativo-istituzionale piuttosto che una semplice contrapposizione politica all'attuale governo. La contrarietà al sorteggio dei componenti del Csm rappresenta il secondo motivo, con il 39% delle preferenze. Il voto di protesta politica contro l'amministrazione Meloni si attesta al 31%, mentre la critica alla divisione dell'organo magistratuale (27%) e all'istituzione della nuova Alta Corte (17%) occupano posizioni minori. Risulta quasi irrilevante la quota di elettori che ha semplicemente seguito le direttive del proprio partito (7%) oppure si è opposto specificamente alla separazione delle carriere giudiziarie (4%).
Un dato che merita attenzione riguarda il giudizio politico sulla gestione governativa: solamente il 26% degli intervistati chiede le dimissioni della premier, indicando come il voto referendario non si sia tramutato in una delegittimazione personale del governo Meloni, bensì in una scelta conservatrice sulla forma dello Stato e sull'assetto istituzionale.