A quattro anni dalla conclusione della sesta stagione, Steven Knight riporta in vita il criminale più affascinante della televisione contemporanea. 'Peaky Blinders: The Immortal Man' rappresenta l'ultimo capitolo della saga ambientato nel novembre 1940, proprio quando Tommy Shelby chiude definitivamente i conti con il suo passato violento. È anche il commiato di Cillian Murphy dal ruolo che lo ha consacrato come uno dei migliori attori del nostro tempo, almeno davanti alle telecamere: l'irlandese continuerà a lavorare con la serie come produttore.

La sesta stagione aveva già scritto un epilogo perfetto. Tommy, veterano della Prima guerra mondiale tormentato dal disturbo da stress post-traumatico, aveva bruciato simbolicamente i vestiti del suo vecchio io criminale e si era ritirato dalla vita illecita. Era un addio elegante a un personaggio divorato dai demoni interiori: la guerra, il lutto, i tradimenti familiari, le dipendenze. I fratelli Shelby, sovrani di Birmingham negli anni tra le due guerre mondiali, erano stati ridotti a gusci vuoti, travolti dalla corruzione, dal fascismo e dalla ricerca disperata di una redenzione impossibile. Knight, dichiarato ammiratore di Charles Dickens, aveva costruito una tragedia shakespeariana moderna, una parabola sulla distruzione che il crimine provoca su chi lo pratica.

Ora Tommy emerge da una villa in rovina, isolato come la Miss Havisham dickinsiana, ossessionato dai fantasmi del passato e dalle scelte sbagliate. Tra i suoi rimorsi più laceranti spicca l'abbandono del figlio Duke, destinato a ereditare il trono criminale di Birmingham. Il film marca uno spartiacque cruciale: non solo elegge il nuovo Rom Baro, il re degli zingari, ma apre la strada a una nuova era di contenuti costruiti attorno all'universo di Peaky Blinders.

Eccoci al punto critico. Mentre 'The Immortal Man' ancora non ha concluso la sua proiezione, Netflix ha già annunciato l'ingresso in produzione di un seguito ambientato negli anni Cinquanta. Non basta: in cantiere ci sono uno spinoff dedicato a Boston e un prequel incentrato su Polly Gray, i pilastri emotivi della serie originale. Quella che doveva essere una pietra tombale sulla saga rischia di trasformarsi in un'operazione commerciale spregiudicata.

La domanda legittima è se questa espansione narrativa abbia veramente senso. Peaky Blinders funzionava proprio perché conteneva, in sei stagioni impeccabili, una storia coerente e completa: l'ascesa, l'apogeo e la caduta di una famiglia criminale in un'epoca cruciale della storia britannica. Aggiungere nuovo materiale significa rischiare di diluire quella perfezione, di trasformare un capolavoro in un franchise insostenibile. Knight avrà probabilmente le migliori intenzioni, ma la macchina del consenso televisivo raramente perdona. Prima che la febbre nostalgia calmi, Netflix rischierà di svuotare il pozzo da cui ha sempre attinto.

Resta da vedere se 'The Immortal Man' riuscirà a giustificare il suo ritorno o se confermerà il sospetto che alcuni capitoli della televisione dovrebbero rimanere chiusi.