Julio Velasco non dimentica. A mezzo secolo dal golpe militare che travolse l'Argentina il 24 marzo 1976, l'allenatore della nazionale femminile di pallavolo continua a portare con sé le cicatrici di quegli anni bui. È per questa resistenza morale e per il coraggio dimostrato nell'opporsi alla dittatura che oggi riceve il premio "Sport e diritti umani 2026", istituito da Amnesty International Italia e Sport4Society, durante una cerimonia presso l'Università degli studi di Roma "Foro Italico".
Velasco ha raccontato come quel colpo di stato rappresenti qualcosa di senza precedenti nella storia argentina. "Prima del '76 ci sono stati altri golpe, ma nessuno ha raggiunto il livello di violenza e ingerenza di quello," ha spiegato il tecnico azzurro, sottolineando come per la sua generazione rimanga "una ferita ancora aperta e non rimarginata". La sua testimonianza è quella di chi ha pagato un prezzo personale altissimo: perse il migliore amico e il fratello più giovane fu sequestrato per 45 giorni. All'epoca studiava filosofia con l'intenzione di comprendere il mondo, ma fu costretto a lasciare La Plata senza poter tornare per molti anni a causa del pericolo imminente.
"La pallavolo mi ha salvato la vita," ha dichiarato Velasco. Dopo anni di trauma e vuoto emotivo, quando il rischio di depressione era concreto e tutto gli sembrava buio, lo sport divenne la sua valvola di sfogo e lo strumento di rinascita. Pur definendosi "fortunato" perché ha potuto sopravvivere e raccontare la sua storia, a differenza dei 30mila "desaparecidos" che il regime inghiottì, l'allenatore ha voluto riconoscere il merito maggiore a chi si è battuto attivamente per i diritti umani, rivolgendo uno sguardo verso Emanuele Agati, boxing coach della Palestra Popolare Quarticciolo di Roma, che ha ricevuto una menzione speciale per il suo lavoro di inclusione sociale attraverso lo sport.
Durante l'evento, Ileana Bello, direttrice di Amnesty International Italia, ha definito il premio come "popolare" e ha sottolineato il ruolo cruciale dei grandi eventi sportivi nel promuovere i diritti umani. Velasco ha esteso la riflessione ai conflitti contemporanei, affermando il suo sostegno all'Ucraina e la contrarietà all'aggressione russa, ma ha lanciato una critica netta all'ipocrisia politica. "Mentre chiediamo il boicottaggio delle competizioni russe, continuiamo a importare il loro gas," ha osservato, evidenziando come è necessario coerenza nelle scelte etiche e non ricorrere al gioco dei nemici con comportamenti doppi.