I dati dello spoglio ancora in corso per il referendum confermativo sulla riforma costituzionale della giustizia evidenziano una chiara vittoria del 'no'. Con le schede ancora in corso di conteggio, il distacco tra i due fronti si attesta intorno ai dieci punti percentuali, con il fronte del 'no' in vantaggio. Una consultazione popolare che ha coinvolto l'intero corpo elettorale italiano, pari a circa 51 milioni di aventi diritto.
La riforma costituzionale sottoposta al vaglio dei cittadini prevedeva modifiche significative all'ordinamento giurisdizionale italiano, tra cui la principale: l'introduzione della separazione delle carriere dei magistrati. Una misura che avrebbe rappresentato un cambiamento strutturale del sistema giudiziario nazionale, creando percorsi professionali distinti tra giudici e pubblici ministeri.
Il risultato referendario arriva dopo settimane di campagna informativa e dibattito pubblico sui contenuti della riforma. Diverse forze politiche e gruppi della società civile si erano schierati su posizioni contrapposte, alimentando una discussione intensa attorno alle implicazioni della proposta per l'indipendenza e l'efficienza della magistratura italiana.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha subito commentato il respingimento della riforma, sottolineando come il verdetto rappresenti l'espressione della sovranità popolare. Secondo il ministro, il pronunciamento degli italiani costituisce un momento di democrazia diretta, indipendentemente dall'esito favorevole o meno alla riforma stessa.
Il verdetto referendario chiude il capitolo della proposta di modifica costituzionale sulla giustizia e rappresenta un segnale chiaro sulla volontà dei cittadini di mantenere l'assetto attuale dell'ordinamento giudiziario, almeno per quanto concerne la separazione delle carriere magistratiche. I risultati definitivi saranno disponibili a conclusione dello spoglio delle schede.