Il verdetto delle urne non lascia spazi all'incertezza. Mentre lo spoglio prosegue senza interruzioni, emerge chiaramente il trionfo del No al referendum sulla riforma della giustizia. La notizia innesca una cascata di celebrazioni negli ambienti giudiziari, politici e sindacali schierati contro la consultazione referendaria.
Le prime manifestazioni di giubilo si registrano nei palazzi di giustizia della penisola. A Napoli, una cinquantina di magistrati si raduna nella sala dell'Anm del tribunale, incluso il procuratore generale presso la Corte d'Appello Aldo Policastro. L'atmosfera è festosa: risuonano canzoni storiche e cori critici verso l'esecutivo, mentre stappano bottiglie di champagne. Scene analoghe si ripetono a Milano, dove nella sezione locale dell'Anm gli applausi scoppiettano già in coincidenza con gli exit poll favorevoli al No.
Al movimento sindacale spetta il ruolo di catalizzatore della mobilitazione successiva. Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, qualifica l'esito come simbolo del rifiuto popolare di stravolgere la carta costituzionale e della volontà di proteggere l'indipendenza giudiziaria. Dal Comitato nazionale per il No riunito a Roma, convoca i sostenitori a convergere verso piazza Barberini fra le 18 e le 18.30 per celebrare quello che definisce l'inizio di una "nuova stagione per il Paese".
Sull'onda dell'entusiasmo si muovono anche i vertici delle forze d'opposizione. Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, affida ai canali digitali il suo grido di vittoria dichiarando "Ce l'abbiamo fatta! Lunga vita alla Costituzione!". Esponenti dem di primo piano, fra cui l'ex ministro Andrea Orlando, diffondono messaggi simili attraverso i social network, inquadrando il risultato come un trionfo della sovranità popolare. Reazioni positive provengono anche da Alleanza Verdi Sinistra e dai piccoli partiti progressisti, che iniziano a chiedere le dimissioni del governo.
La mobilitazione non si ferma ai comunicati. Organizzazioni come Potere al Popolo e il Comitato No Sociale proclamano manifestazioni pubbliche in diversi centri urbani, da Milano fino alle altre grandi città italiane. La vittoria referendaria si traduce così in una spinta verso la piazza, trasformando il voto in momento di aggregazione e protesta contro l'indirizzo politico dell'esecutivo.