Un risultato che lascia perplessi quello emerso dalle urne nei comuni dell'Aspromonte in provincia di Reggio Calabria. Platì e San Luca, due realtà locali storicamente segnate dalla forte presenza della 'ndrangheta e da scioglimenti per mafia, hanno registrato percentuali di adesione al Sì referendario sulla riforma della giustizia voluta dall'esecutivo Meloni nettamente superiori rispetto sia alla media nazionale che ai dati regionali.
A San Luca il voto favorevole si è fermato all'82,39%, con 758 preferenze a favore contro 162 contrarie. Ancora più netto il verdetto di Platì, comune sottoposto a scioglimento per infiltrazioni della criminalità organizzata per ben tre volte nella sua storia amministrativa recente: qui il Sì ha sfiorato il 90%, raggiungendo il 89,63% con 1.080 voti a supporto della riforma a fronte di soli 125 contrari.
I numeri diventano ancora più significativi quando confrontati con l'andamento generale in Calabria. La regione nel suo complesso ha espresso un chiaro orientamento opposto, con il No che ha prevalso con il 57% dei voti, mantenendo un margine di quasi 100mila preferenze sul Sì. L'unica eccezione tra i capoluoghi calabresi è Reggio Calabria, dove il Sì passa di stretta misura con il 50,81% contro il 49,19%. Negli altri principali centri urbani la vittoria del No è risultata netta: a Cosenza ha raggiunto il 66,55%, a Crotone il 62,01%, a Catanzaro il 61,46% e a Vibo Valentia il 56,40%.
Questa anomalia geografica e sociale solleva interrogativi su dinamiche di voto ancora non pienamente spiegate. Se da un lato le percentuali eccezionalmente alte potrebbero riflettere semplici peculiarità locali nella partecipazione referendaria, dall'altro l'ampiezza del divario rispetto alle aree circostanti suggerisce elementi di complessità che meritano ulteriore approfondimento da parte di analisti e osservatori politici.