Una coalizione internazionale di emittenti e piattaforme streaming ha lanciato un appello formale alle istituzioni europee per blindare il mercato delle televisioni intelligenti. L'Association of Commercial Television and Video on Demand Services in Europe (ACT), che rappresenta giganti come Mediaset, Sky, Canal+, Paramount e Warner Bros. Discovery, ha inoltrato una comunicazione ufficiale a Teresa Ribera, vicepresidente della Commissione con delega alla concorrenza, chiedendo l'inclusione di tre ecosistemi software nella lista dei servizi assoggettabili al rigoroso Digital Markets Act.

Al centro della disputa ci sono Android TV (rinominato Google TV), il sistema Tizen di Samsung e Fire OS di Amazon, che insieme controllano quasi due terzi del mercato globale degli smart TV. I dati sottoposti dall'associazione illustrano una concentrazione crescente: Android TV ha praticamente raddoppiato la sua quota dal 16% registrato nel 2019 fino al 24% odierno, mentre Fire OS è triplicata salendo dal 5% al 12%. Tizen mantiene una posizione di forza con il 24%, mantenendo così una trincea salda nelle preferenze dei costruttori asiatici. Questa progressione evidenzierebbe un controllo sempre più capillare sul comportamento degli utenti finali e sulle scelte di fruizione dei contenuti.

L'associazione lamenta che questi colossi tecnologici potrebbero sfruttare la loro posizione dominante per costringere gli spettatori a rimanere intrappolati nei propri ecosistemi proprietari, erigendo barriere artificiali nei confronti dei concorrenti e rendendo complicate le forme tradizionali di collaborazione nel settore. Le conseguenze sarebbero tangibili: provider di contenuti che vedono limitare le loro possibilità distributive, riduzione della compatibilità tra i vari servizi multimediali, e una perdita progressiva di libertà scelta per il consumatore. ACT sostiene che senza interventi regolatori, questi gatekeeper potrebbero trasformare gli smart TV in strumenti di controllo monopolistico.

La richiesta si estende anche agli assistenti vocali intelligenti, ecosistemi che gli editori ritengono altrettanto problematici. Alexa, Google Assistant e Siri potrebbero diventare arbitri invisibili del consumo mediatico attraverso smartphone, altoparlanti intelligenti e sistemi di intrattenimento automobilistico, pur non essendo sottoposti agli obblighi del DMA. Secondo l'associazione, le soglie quantitative attuali del regolamento europeo sarebbero troppo restrittive per catturare adeguatamente il peso economico e il controllo esercitato da questi intermediari.

L'associazione ha quindi sottoposto alla Commissione una richiesta articolata: designare formalmente i produttori di sistemi operativi per televisori intelligenti e gli sviluppatori di assistenti virtuali come operatori di mercato dominanti, dunque assoggettarli ai vincoli già previsti dal DMA per piattaforme come Facebook, Google e Amazon. Inoltre, chiede l'avvio di un'indagine di mercato approfondita che consideri nuove metriche di valutazione, andando oltre i semplici parametri numerici utilizzati sino ad ora. La palla ora passa a Bruxelles, che dovrà decidere se ampliare ulteriormente la portata della normativa sulla concorrenza digitale.