Microsoft ha deciso di serrare i bulloni attorno a una scappatoia che permetteva agli utenti esperti di sbloccare prestazioni nascoste dei propri dischi SSD. Quella che fino a poco tempo fa era una semplice manomissione del registro di sistema – letteralmente quattro righe di codice – garantiva miglioramenti fino all'80% nella velocità operativa, trasformando in modo tangibile l'esperienza di utilizzo quotidiana del sistema. Ora, con gli ultimi build Insider di Windows 11, il trucco non funziona più.
La tecnologia in questione è il supporto "NVMe nativo", una funzionalità che Microsoft aveva ufficialmente presentato a dicembre scorso come componente di Windows Server 2025. L'azienda di Redmond aveva promesso incrementi fino all'80% nelle IOPS, l'indicatore che misura quante operazioni di lettura e scrittura casuali un disco può eseguire ogni secondo. Proprio questo parametro determina quanto un computer si sente effettivamente "reattivo" nell'uso comune, quando ad esempio si apre una cartella piena di file o si lancia un'applicazione. L'intenzione dichiarata era di portare questa stessa funzionalità anche nelle versioni consumer Windows 11 25H2 e 26H2, ma gli sviluppatori amatoriali non hanno voluto aspettare.
È stato così che gli "smanettoni" del forum My Digital Life hanno scoperto come attivare il supporto NVMe in anticipo attraverso modifiche manuali al registro, bypassando le limitazioni ufficiali. I risultati erano straordinari: i benchmark confermavano miglioramenti significativi soprattutto nelle operazioni di scrittura casuale. La scoperta si è rapidamente diffusa tra gli appassionati, attirando sempre più utenti curiosi di testare la funzionalità. Tutto bene fino a quando Microsoft non ha deciso di agire.
Nelle ultime versioni sperimentali del sistema operativo, l'azienda ha disattivato il mecanismo che rendeva possibile il trucco. Secondo gli analisti, la decisione è motivata da legittime preoccupazioni di stabilità e sicurezza. Un driver di storage non ancora sottoposto a test rigorosi nel contesto consumer potrebbe infatti causare perdite di dati, corruzione del file system o crash inaspettati su milioni di PC. Dal punto di vista di Microsoft la cautela è più che ragionevole, tuttavia per gli utenti che avevano già assaporato il miglioramento prestazionale la notizia arriva come una doccia fredda.
Per coloro che sono disposti a correre il rischio, esiste ancora un'alternativa. Il sito tedesco Deskmodder segnala che la funzionalità può essere attivata utilizzando ViVeTool, un'applicazione di terze parti che consente l'abilitazione di funzioni nascoste di Windows, usando gli identificativi feature 60786016 e 48433719. La procedura richiede il download dello strumento da GitHub, l'estrazione dei file, l'apertura del Terminale in modalità amministratore e l'esecuzione di specifici comandi. Resta comunque un metodo non ufficiale, che sfugge completamente al controllo qualità e alle garanzie Microsoft.