Durante l'assemblea internazionale dei Patrioti che si è tenuta a Budapest, il presidente del partito fiammingo sovranista Vlaams Belang Tom van Grieken ha pronunciato un discorso acceso sulla questione ungherese, tracciando uno scenario di conflitto tra gli interessi dell'Unione Europea e la volontà popolare magiara. Secondo il politico belga, il Paese danubiano si troverebbe davanti a un bivio cruciale riguardante chi debba effettivamente governare le scelte future: le istituzioni di Bruxelles oppure i cittadini ungheresi stessi.
Van Grieken ha utilizzato Budapest come simbolo universale della resistenza patriota europea, sottolineando come una decina di anni fa molti osservatori ipotizzavano che anche l'Ungheria avrebbe finito per conformarsi completamente agli orientamenti dell'Ue. La pressione esercitata dalle istituzioni comunitarie sarebbe stata, a dire del leader fiammingo, considerevole e costante. Tuttavia, secondo la sua narrazione, il premier ungherese Viktor Orban avrebbe deciso di opporsi a questa supposta intenzione uniformatrice, rappresentando così un modello di fermezza istituzionale e lealtà nazionale.
Nel suo intervento, Van Grieken ha evidenziato due ambiti specifici su cui avrebbe insistito l'azione di Orban: la tutela della sovranità nazionale ungherese e la gestione della questione migratoria. Quest'ultima viene presentata come una priorità affrontata con determinazione dal governo magiaro, contrapponendosi implicitamente a quella che viene percepita come una posizione più permissiva delle istituzioni europee. Il discorso del politico belga si inserisce dunque nel dibattito più ampio sui rapporti tra gli Stati nazionali e le strutture sovranazionali europee, con l'Ungheria ormai consolidata come punto di riferimento ideologico per le forze sovraniste continentali.