Clima di grande soddisfazione negli ambienti della magistratura italiana in seguito all'esito del referendum sulla giustizia, conclusosi con l'affermazione del voto contrario. La notizia ha scatenato manifestazioni di gioia all'interno di diversi tribunali, dove sono stati segnalati festeggiamenti, stappate di champagne e cori contro la premier Giorgia Meloni. Nei prossimi giorni proseguiranno le reazioni ufficiali dei magistrati che hanno assunto una posizione centrale durante la campagna referendaria.
Fra i primi a commentare il risultato il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi, che ha manifestato piena contentezza per l'esito. "La stragrande maggioranza degli elettori ha compreso il significato del voto", ha dichiarato, sottolineando come i cittadini abbiano correttamente valutato le implicazioni della proposta sottoposta al vaglio popolare. Sulla stessa frequenza il pubblico ministero Nino Di Matteo, tra i volti più visibili della magistratura durante la mobilitazione, che ha interpretato il risultato come un'affermazione dei principi costituzionali. "Gli italiani hanno preservato la nostra Carta fondamentale", ha spiegato Di Matteo, evidenziando in particolare l'adesione massiccia dei giovani e dei siciliani al voto contrario.
Per Di Matteo, che ricopre anche il ruolo di sostituto procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, la giornata rappresenta un momento cruciale di rinascita e fiducia nella possibilità di una giustizia veramente equa. Ha bollato la riforma come espressione di "prepotenza politica", ribadendo che la magistratura deve rimanere indipendente e libera da influenze esterne. "Durante questi mesi mi sono impegnato per spiegare il mio punto di vista", ha affermato da Catania, manifestando particolare soddisfazione per come il No abbia prevalso nettamente in Sicilia. Secondo Di Matteo, il Paese necessita di un'amministrazione della giustizia autonoma, non di riforme costruite sulla progressiva sfiducia nei confronti dell'istituzione giudiziaria.
Anche il procuratore di Napoli Nicola Gratteri ha celebrato il risultato referendario, inquadrandolo come manifestazione della società civile mobilizzata per difendere i principi costituzionali fondamentali. Le sue parole si iscrivono nella medesima narrazione portata avanti dagli altri magistrati: il referendum rappresenterebbe uno scontro fra il tentativo di limitare l'indipendenza della magistratura e la volontà popolare di preservare gli assetti istituzionali. L'entusiasmo che pervade i palazzi di giustizia riflette dunque la convinzione diffusa fra le toghe di avere ottenuto una vittoria significativa, tanto simbolica quanto politica.