Una ondata di proteste investe Citynews, uno dei principali editori digitali italiani. Il Comitato di Redazione e il sindacato Figec-Cisal hanno indetto uno sciopero di due giorni che coinvolgerà tutte le 57 edizioni locali e le piattaforme nazionali del gruppo, incluso Today.it. La mobilitazione scatterà domenica 23 marzo alle 9 del mattino e proseguirà fino a mercoledì 25 marzo, sempre alle 9. La decisione arriva dopo il deterioramento dei rapporti tra i lavoratori e la management a causa di tagli occupazionali considerati ingiustificati e condotti senza adeguato avviso.

Al centro della vertenza ci sono due questioni critiche: il licenziamento immediato di cinque dipendenti e la rimodulazione di ventuno rapporti lavorativi, di cui sei con contratto permanente e quindici collaborazioni anche pluriennali. I giornalisti, che in assemblea hanno espresso l'80% di voti favorevoli alla protesta, chiedono il ritiro dei provvedimenti e l'apertura di un tavolo negoziale. Nel precedente incontro del 18 marzo, la direzione ha però mantenuto una posizione rigida, rifiutando ogni richiesta sindacale e spingendo così i rappresentanti dei lavoratori a proclamare lo sciopero.

Dalla parte dell'azienda, la giustificazione economica è decisa. Citynews sostiene di trovarsi in difficoltà finanziaria dovuta a uno squilibrio strutturale: negli ultimi anni i ricavi pubblicitari sono cresciuti molto meno rispetto all'incremento dei costi operativi, in particolare il costo del personale giornalistico che avrebbe raddoppiato in appena quattro anni. L'azienda precisa inoltre che circa metà dei collaboratori coinvolti ha comunque accettato una rimodulazione del rapporto e rimane operativa, mentre negli altri casi le proposte aziendali sono state respinte dai diretti interessati.

La direzione ha voluto ribadire che negli ultimi quindici anni ha mantenuto una condotta favorevole ai dipendenti e che la stabilità economica rimane la sola vera garanzia per preservare i posti di lavoro complessivi. Citynews impiega circa seicento persone. Il braccio di ferro tra la base lavorativa e il vertice aziendale rappresenta il primo sciopero nella storia del gruppo, segnale di una tensione interna ormai insostenibile per entrambe le parti, che non hanno trovato alcun terreno d'intesa nonostante i tentativi di mediazione.