Dario Fo rappresenta una figura senza pari nella storia del teatro italiano del Novecento. Nato il 24 marzo 1926, ha incarnato molteplici talenti: da attore a regista, da scrittore a pittore, da comico a intellettuale impegnato. La sua ricerca non si è mai limitata al palcoscenico, ma ha abbracciato l'azione civile e la denuncia politica, fondendo artigianato teatrale e responsabilità sociale in un'esperienza artistica unica.

Proprio per questo straordinario percorso, l'Accademia svedese gli assegnò il Premio Nobel per la Letteratura nel 1997, riconoscimento che provocò vivaci dibattiti in Italia. La motivazione era esplicita: Fo veniva premiato perché, riprendendo l'eredità dei giullari medioevali, sapeva fustigare i detentori del potere e restituire dignità agli emarginati e agli oppressi. Una scelta che evidenziava tre pilastri del suo operato: lo studio erudito di tradizioni antiche, la capacità di far ridere senza gerarchie, la coraggiosa difesa dei vulnerabili tramite la satira.

Nella memorabile lectio magistralis tenuta in occasione della premiazione, Fo intitolò il suo intervento "Contra jogulatores obloquentes", in riferimento all'editto del 1221 promulgato dall'imperatore Federico II di Svevia, che condannava a morte chiunque osasse offendere i potenti con il proprio operato di giullare. Fo non esitò a elogiare pubblicamente l'Accademia per il suo atto di civile coraggio, sottolineando come il riconoscimento avesse suscitato le ire dell'élite letteraria nazionale: intellettuali abituati a volare alto, in quella che definì una vera tempesta, si erano ritrovati travolti dal doversi misurare con un artista che trascinava la cultura nel territorio della gente comune.

Non mancò l'ironia nel descrivere le critiche ricevute da Stoccolma. Fo ricordò come alcuni commentatori avessero protestato contro l'Accademia per aver premiato in successione "un negro, un ebreo, e adesso persino un giullare", evidenziando l'ipocrisia e i pregiudizi che caratterizzavano parte della reazione italiana. Il riconoscimento internazionale rappresentò così una consacrazione tardiva e contrastata di un maestro che aveva sempre prioritario il legame con le platee popolari e con chiunque vivesse nella marginalità.

A cento anni dalla nascita, Dario Fo rimane un simbolo di quanto il teatro possa essere strumento di emancipazione e critica sociale, quando affidato a mani consapevoli e a una coscienza che non sceglie mai di stare dalla parte dei potenti.