Per la seconda volta in pochi mesi, i server cloud di Amazon Web Services ubicati nel Bahrein sono stati bersagliati da attacchi con droni. L'episodio più recente si è verificato nella giornata di ieri, confermato direttamente dall'azienda di Seattle, causando disservizi significativi sulla piattaforma. Il primo episodio analogo risale ai primi giorni di marzo, quando vennero colpite strutture infrastrutturali sia in Bahrein che negli Emirati Arabi Uniti. Amazon ha immediatamente avviato procedure di migrazione dei dati clienti verso altre zone geografiche, anche se al momento non dispone di stime precise sui tempi di normalizzazione dei servizi.
La questione rimane ancora avvolta da alcune incertezze dal punto di vista tattico. Non è definitivo stabilire se i data center costituissero l'obiettivo primario dell'operazione bellica o se siano rimasti danneggiati in modo collaterale durante un'azione condotta in prossimità della struttura. Tuttavia, a distanza di settimane dal primo colpo, l'Iran ha effettivamente rivendicato questi attacchi, inquadrandoli come contromisura ai legami tra Amazon e l'establishment militare statunitense. Secondo la narrazione iraniana, AWS fornirebbe servizi tecnologici che faciliterebbero le capacità operative delle forze armate americane, trasformando così l'infrastruttura commerciale in un legittimo obiettivo di guerra.
La questione della collaborazione tra le megacorporazioni tecnologiche e il Pentagono ha iniziato a catalizzare attenzioni critiche ben prima di questi bombardamenti. Il caso più eclatante riguarda il rapporto stretto fra OpenAI e l'apparato militare americano: una partnership che ha generato reazioni negative significative fra la base di utenti della piattaforma, spingendo numerosi utilizzatori ad abbandonare ChatGPT per principio. Questo scenario ha beneficiato i competitor come Gemini di Google e Claude di Anthropic, che hanno saputo capitalizzare il malessere dell'opinione pubblica verso l'intreccio fra intelligenza artificiale e apparati bellici.
L'episodio ripone in primo piano un tema di estrema attualità: la trasformazione della guerra contemporanea, dove le infrastrutture digitali e i servizi in cloud rappresentano bersagli tanto strategici quanto le strutture tradizionali. Amazon ha diramato comunicazioni ufficiali esortando gli operatori che mantengono workload nella zona colpita a procedere rapidamente con la riallocazione su altre piattaforme regionali, senza tuttavia fornire dettagli specifici sull'entità dei danni subiti dall'infrastruttura fisica.