Un nuovo capitolo per la fotografia torinese si apre a San Salvario con l'inaugurazione di K! – Spazio per la fotografia collaborativa. Il collettivo Kublaiklan, fondato nel 2018 da Rica Cerbarano, Francesco Colombelli, Elsa Moro e Aleksander Masseroli Mazurkiewicz, trasforma anni di esperienza curatoriale in una sede permanente dedicata a un linguaggio fotografico radicalmente diverso da quello tradizionale. Dopo oltre un decennio di collaborazioni con festival, atenei e altri professionisti, il gruppo decide di creare una base operativa per sviluppare ulteriormente la propria ricerca.
Ciò che distingue l'approccio del collettivo è il rifiuto della figura del fotografo come creatore solitario. Come spiega la curatrice Rica Cerbarano, la fotografia è intrinsecamente relazionale: nasce dall'interazione con gli altri e con i contesti in cui viene praticata. Kublaiklan mette in pratica questa filosofia coinvolgendo le comunità in ogni fase del lavoro creativo, dalla concezione iniziale fino alla realizzazione finale. Il risultato sono mostre, pubblicazioni e progetti educativi che escono dagli spazi convenzionali per raggiungere pubblici eterogenei e luoghi accessibili a tutti.
La scelta di San Salvario non è casuale. Il quartiere torinese, che ha conosciuto significative trasformazioni urbanistiche negli ultimi decenni, rappresenta il contesto ideale per questo esperimento. Aleksander Masseroli Mazurkiewicz sottolinea come l'esperienza del collettivo abbia evidenziato l'importanza dello scambio con le realtà territoriali. Per questo motivo, gli artisti che lavoreranno in K! saranno impegnati in progetti che promuovono la partecipazione attiva delle comunità, tanto nel processo creativo quanto nella definizione dei risultati finali.
Lo spazio deliberatamente contenuto nelle dimensioni ospiterà mostre essenziali e leggere, mentre il collettivo continuerà a sperimentare installazioni su larga scala in altri contesti. L'inaugurazione del 27 marzo presenta un lavoro del fotografo argentino Emilio Nasser intitolato La cornuda di Tlacotalpan, scelto perché incarna perfettamente la metodologia del gruppo. Il progetto di Nasser affonda le radici nella leggenda messicana della cornuda, una creatura mitologica del fiume Papaloapan nello stato di Veracruz, e ha coinvolto gli abitanti locali invitandoli a raccontare e raffigurare le proprie versioni della storia, contrastando così l'oblio della memoria collettiva. I partecipanti, indossando maschere realizzate dallo stesso Nasser con fango e materiali fluviali, hanno interpretato la creatura leggendaria, trasformando il racconto fotografico in un'esperienza di comunità condivisa.