Rasmus Hojlund si racconta dal ritiro della Danimarca con un messaggio di speranza e determinazione. L'attaccante azzurro, intervenuto ai microfoni del canale televisivo danese TV2 mentre la sua nazionale si prepara allo spareggio contro la Macedonia per le qualificazioni ai Mondiali, non nasconde quanto il trasferimento a Napoli abbia rappresentato un punto di svolta nella sua carriera.
"Sembrava che tutto fosse finito", ammette il classe 2003 riferendosi ai momenti più bui del suo periodo al Manchester United, quando le critiche erano spietate anche nel suo Paese d'origine. "Anche in Danimarca pensavano che fosse tutto deciso, che non ce l'avrei fatta. Ma io non ho mai smesso di credere in me stesso e di lottare", spiega con la franchezza di chi ha dovuto digerire il fallimento prima di trovare la redenzione.
I numeri dicono di una metamorfosi tattica e psicologica: con la maglia del Napoli Hojlund ha già messo insieme 14 reti e 4 assist tra Serie A e competizioni coppa. Una produttività che gli ha permesso di riacquistare fiducia e centralità nel progetto nazionale: "In Danimarca adesso mi considerano di nuovo fondamentale nel piano tattico della squadra, perché sto lavorando con dedizione e soprattutto sto segnando molto più di prima", sottolinea l'attaccante.
Ma Hojlund non cade nella trappola della presunzione. Consapevole che il percorso di crescita è ancora lungo, si mostra autocritico e consapevole dei margini di miglioramento: "Non puoi mantenere sempre il massimo livello di prestazione. So bene che devo ancora impegnarmi e affinare molti aspetti del mio gioco". Un atteggiamento maturo che rispecchia la lezione imparata durante i mesi di marginalità a Old Trafford.
Esaminando retrospettivamente la parentesi inglese, il danese non si nasconde dietro le scuse: "Negli ultimi periodi al Manchester United non ho reso come avrei dovuto, me ne rendo pienamente conto". Eppure trasforma l'esperienza negativa in insegnamento: "Ho capito che un attaccante non si giudica solo dalla capacità di essere decisivo in area di rigore. Nel calcio ci sono momenti positivi e fasi critiche, è naturale che sia così. L'importante è restare concentrati e non lasciarsi condizionare da quello che scrivono i media". Una dichiarazione che suona come manifesto di resilienza per chiunque attraversi una crisi professionale.