Il Belgio non scenderà in campo con nuove misure di sostegno per contenere l'esplosione dei costi energetici legati alla situazione mediorientale. A stabilirlo è stato il premier Bart De Wever in un intervento diretto al Parlamento nazionale, dove ha voluto tracciare una linea netta rispetto alle richieste provenienti da diversi settori della coalizione di maggioranza.
Secondo quanto riferito dall'agenzia Belga, il capo del governo ha avvertito che concedere stanziamenti significativi in varie direzioni nel momento attuale sarebbe tutt'altro che pragmatico. De Wever ha sottolineato come misure affrettate potrebbero rivelarsi dannose, soprattutto considerando il contesto economico complessivo: tassi di interesse in salita, una gestione finanziaria controversa del passato e un debito pubblico di proporzioni notevoli che continua a pesare sulle casse dello Stato.
La posizione del premier rappresenta una chiara critica nei confronti dell'operato dell'esecutivo precedente. De Wever ha denunciato come l'amministrazione passata abbia distribuito risorse pubbliche senza criteri rigidi, creando così le condizioni attuali di squilibrio economico. Utilizzando una metafora suggestiva, il premier ha paragonato la situazione finanziaria belga al Titanic, affermando che il peso del debito continua a trascinare il Paese sempre più verso il basso.
La decisione di frenare su nuovi interventi emerge in un momento delicato in cui vari partiti della coalizione governativa stanno facendo pressione per misure concrete volte ad alleggerire il carico energetico sui cittadini e sulle imprese. Tuttavia, De Wever rimane convinto che la priorità assoluta debba essere la stabilità finanziaria strutturale, piuttosto che il ricorso a ulteriore indebitamento. L'approccio austero del premier segna una discontinuità netta rispetto alle politiche dei suoi predecessori e potrebbe alimentare tensioni interne alla maggioranza nei prossimi mesi.