L'Italia compie un passo avanti nella corsa all'innovazione, ma il movimento è più apparenza che realtà. Secondo il Technology Dashboard 2025 dell'Ufficio europeo dei brevetti (Epo), il nostro paese ha registrato 4.767 richieste di brevetto lo scorso anno, in calo dello 1,8% rispetto al 2024. Nonostante questa contrazione, l'Italia migliora comunque il suo posizionamento internazionale, passando dall'undicesimo al decimo posto nella graduatoria mondiale e consolidandosi al quarto posto tra i paesi dell'Unione europea.

Questa dinamica apparentemente contraddittoria rivela una realtà complessa del sistema innovativo italiano: il paese mantiene una posizione solida, ma non riesce ad accelerare. Lo scenario cambia perché i competitori perdono più velocità di noi, non perché abbiamo aumentato significativamente i nostri sforzi. Nel frattempo, il panorama globale continua a espandersi: l'Epo ha superato per la prima volta i 200mila fascicoli annui, raggiungendo 201.974 domande (+1,4%). Un dato che testimonia l'Europa ancora attrattiva come centro tecnologico, ma anche una competizione sempre più serrata, soprattutto nei settori critici come l'intelligenza artificiale, i semiconduttori e le tecnologie quantistiche.

La struttura dell'innovazione italiana rimane fortemente radicata nella manifattura tradizionale. Il comparto dei trasporti, automotive in primis, guida la classifica con 451 brevetti (+0,4%), mantenendo il quarto posto europeo e il settimo mondiale. Ferrari rappresenta il caso di spicco, migliorando le proprie prestazioni tra i costruttori automobilistici più innovativi a livello globale. Tuttavia, emergono segnali incoraggianti nei settori complementari: l'ingegneria civile accelera con una crescita del 10%, superando le tecnologie mediche, mentre le macchine utensili registrano l'incremento più significativo dell'intero panorama, con un +14,9% e circa 200 domande depositate, confermando la consolidata specializzazione italiana nelle tecnologie industriali avanzate.

La medaglia ha però un rovescio preoccupante. Settori strategici come la logistica e l'automazione industriale registrano un calo del 6,4%, mentre farmaceutica e beni di consumo mostrano performance deludenti. Questi numeri descrivono meno una crescita complessiva e più una redistribuzione interna delle risorse innovative, suggerendo che il sistema italiano non sta generando nuova capacità innovativa, ma semplicemente la sta spostando da una branca all'altra. Il risultato è un quadro di transizione ancora incerta, dove la solidità dei settori tradizionali non viene compensata da veri balzi in avanti nei comparti del futuro.