Ornella Muti ha deciso di aprire gli archivi della memoria nel terzo episodio di «Illuminate», la docu-serie trasmessa domenica 21 marzo su Rai Tre dalla redazione di Gloria Giorgianni per il marchio Anele, prodotto da Rai Cultura. L'occasione è diventata un'opportunità per raccontare il legame speciale che l'univa a Eleonora Giorgi, l'attrice scomparsa ormai un anno fa, ripercorrendo insieme gli esordi nel cinema italiano tra gli anni Settanta e Ottanta.
L'attrice ha descritto con una certa nostalgia come lei e Giorgi fossero «le bambine del cinema», quasi delle ragazze che giocavano a recitare senza comprendere appieno il significato di quello che stava accadendo attorno a loro. «Eravamo giovani, il nostro era più un gioco, un divertimento. Non capivamo nemmeno perché lo stessimo facendo», ha dichiarato Muti, restituendo l'atmosfera di ingenuità che caratterizzava quegli anni d'oro della cinematografia italiana.
Ma il documentario ha rivelato anche i lati più oscuri del mestiere. Muti ha svelato come la macchina pubblicitaria del cinema dell'epoca ricorresse a strategie manipolatorie per attirare l'attenzione del pubblico. «Ci ordinarono di inscenare scontri finti con borsette per alimentare una rivalità fittizia tra di noi. Ci costrinsero a litigare, quando in realtà non avevamo nulla di cui discutere», ha rivelato Muti, attribuendo questa idea al celebre press agent dell'epoca Enrico Lucherini, il quale aveva ideato di contrapporle pubblicamente come strategia di marketing.
«Illuminate» costruisce un tributo affettuoso a Eleonora Giorgi, intrecciando i ricordi personali di Muti con gli achievement artistici della collega. Il documentario si sofferma sul film «Borotalco», che rappresentò il momento di massima consacrazione per Giorgi, portandole il David di Donatello e il Nastro d'Argento nella categoria miglior attrice protagonista. Un ulteriore momento di connessione tra le due viene evidenziato nel debutto alla regia di Giorgi con «Uomini & donne, amori & bugie», film nel quale proprio Ornella Muti ricopre il ruolo principale, segnando simbolicamente un incontro artistico tra le due protagoniste del cinema italiano.
La narrazione del docu-film si avvale di testimonianze di chi ha condiviso set e amicizie con entrambe le attrici: i figli di Giorgi, Andrea Rizzoli e Paolo Ciavarro, l'attore Lino Banfi, la costumista Nicoletta Ercole, la scrittrice Laura Delli Colli, il direttore di Vanity Fair Simone Marchetti, la giornalista Gloria Satta, la regista Liliana Cavani, lo scrittore Fulvio Abbate, la fotografa Marinetta Saglio, nonché l'addetto stampa Gianluca Pignatelli e l'attore Eugenio Ricciardi, che era stato allievo della Giorgi.