Il Ministero della Giustizia perde la sua capo di gabinetto. Giusi Bartolozzi ha rassegnato le dimissioni dalla posizione che occupava dal marzo 2024 presso il dicastero guidato da Carlo Nordio. La decisione arriva in un momento particolarmente delicato per il governo, mentre anche il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, esponente di Fratelli d'Italia, risulterebbe in procinto di dimettersi.

Gli ultimi mesi di lavoro di Bartolozzi sono stati tutt'altro che tranquilli. La magistratura romana l'ha sottoposta a indagine con l'accusa di aver fornito informazioni inesatte ai magistrati inquirenti in merito alla vicenda del cittadino libico Almasri e alla sua liberazione. Il provvedimento che comunica la conclusione delle indagini le è stato notificato a fine febbraio. Si tratta di un'accusa che, se confermata, comporterebbe violazioni del codice penale relativamente alle comunicazioni errate rese agli inquirenti.

Ma le turbolenze non si limitano al caso Almasri. Nel corso di marzo, Bartolozzi è tornata al centro di un'aspra polemica dopo aver preso parte a una trasmissione televisiva dedicata al referendum sulla riforma della giustizia. Nel corso del dibattito, ha usato un linguaggio particolarmente duro nei confronti della magistratura, descrivendo l'ordine giudiziario come un «plotone di esecuzione» e invitando gli spettatori a votare affermativamente per «liberarsene». Queste dichiarazioni hanno alimentato le critiche di chi la accusava di trasformare il suo ruolo istituzionale in una piattaforma per attacchi diretti al potere giudiziario.

Prima del suo incarico nell'amministrazione Meloni, Bartolozzi aveva ricoperto un seggio alla Camera dei Deputati tra il 2018 e il 2022, inizialmente nelle liste di Forza Italia. Verso la conclusione della legislatura, aveva effettuato il passaggio al gruppo misto. La sua progressione professionale l'ha poi condotta verso ruoli di vertice nell'esecutivo, fino alla recente interruzione.