La tensione fra Bruxelles e Washington raggiunge nuovi livelli di scontro. Durante una conferenza presso l'università parigina SciencesPo, Antonio Costa, presidente del Consiglio Europeo, ha pronunciato parole di fuoco contro la strategia americana nel Medio Oriente. L'ex premier portoghese non ha usato mezzi termini: per la prima volta nella storia, sostiene Costa, gli Stati Uniti hanno avviato un conflitto bellico nel teatro mediorientale—una regione cruciale per gli interessi europei—senza dare alcun preavviso ai partner dell'Alleanza Atlantica né alla Nato.

La questione però non è soltanto diplomatica. Costa ha sottolineato come Washington stia perseguendo questa linea d'azione ignorando completamente le conseguenze che riverberano sul Vecchio Continente. L'economia europea subisce uno shock notevole, i mercati energetici globali entrano in fibrillazione, e sullo sfondo emerge una minaccia concreta: nuove ondate migratorie dai paesi destabilizzati. "Stiamo pagando il prezzo di decisioni prese altrove, senza che nessuno ci abbia consultati", il messaggio implicito delle sue parole.

Ma Costa non chiude la porta. Riconosce che gli Stati Uniti rimangono "amici e partner strategici" dell'Europa, sebbene sia ormai evidente che Washington ha ricalibrato le proprie priorità geopolitiche, un processo iniziato già sotto l'amministrazione Obama. Il pragmatismo è la parola chiave: l'Ue non può permettersi reazioni impulsive o emotivamente cariche. Costa invita alla calma, a non inseguire ogni dichiarazione via social media, ma al contempo a comprendere davvero cosa stia accadendo e agire di conseguenza.

La ricetta di Costa per navigare questo nuovo ordine caotico si articola attorno a tre pilastri: i principi, per mantenere coerenza e credibilità internazionale; i partenariati, per rafforzare la rete globale dell'Unione e promuovere un multilateralismo effettivo; e il potere, sviluppando capacità autonome d'azione. Insieme, queste tre leve permetteranno all'Europa di operare in modo indipendente quando necessario, anche senza l'alleato americano, ormai considerato impredibile.

Intanto, Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, si trova in Australia dove sta sottoscrivendo accordi commerciali e intese sulla difesa. Da lì ha lanciato un allarme sulla situazione critica delle forniture energetiche globali e ha chiesto una soluzione negoziata che ponga fine al conflitto. L'avvertimento è diretto: Teheran deve smettere di colpire le infrastrutture energetiche, cessare le minacce ai paesi confinanti e rinunciare a qualsiasi tentativo di bloccare lo Stretto di Hormuz, arteria vitale del commercio mondiale.