Un'operazione militare congiunta tra Washington e Quito, celebrata come un successo nella battaglia ai cartelli della droga, finisce sotto accusa. A marzo 2026, le autorità statunitensi hanno diffuso un video che mostrava un'esplosione devastante nei pressi del villaggio ecuadoriano di San Martín, nella regione settentrionale del Paese. La comunicazione ufficiale del Pentagono e del Segretario alla Difesa Pete Hegseth presentava il raid come una dimostrazione della capacità militare americana di colpire i narco-terroristi non solo in mare, ma anche sulla terraferma. L'operazione rientrava in una strategia più ampia della Casa Bianca, denominata "Scudo delle Americhe" e promossa dall'amministrazione Trump, finalizzata a un impiego crescente della forza militare contro i traffici di droga nel continente latinoamericano.
Tuttavia, un'inchiesta approfondita del New York Times mette seriamente in dubbio la versione ufficiale. I giornalisti americani hanno raccolto testimonianze dirette sul terreno da parte del proprietario dei terreni colpiti, operai agricoli, abitanti della zona e organizzazioni specializzate nella tutela dei diritti umani. La documentazione raccolta dipinge uno scenario completamente diverso: l'area bombardata era dedicata esclusivamente all'agricoltura, con un allevamento di bestiame e un'azienda di latte e derivati. Nessuna traccia di attività criminali strutturate, nessun collegamento verificabile con gruppi di trafficanti armati, come invece sosteneva la versione diffusa dai media ufficiali americani.
La questione del coinvolgimento diretto statunitense rimane nebulosa. Il Pentagono ha descritto l'operazione come un esempio virtuoso di cooperazione bilaterale con il governo ecuadoriano del presidente Daniel Noboa nella lotta ai cartelli internazionali, ma si è rifiutato di divulgare informazioni specifiche sugli obiettivi selezionati e sulle modalità esecutive, rimandando la responsabilità alle autorità di Quito. Questo atteggiamento ambiguo alimenta interrogativi sulla catena di comando reale e sulla verifica dei bersagli prima dell'esecuzione del raid.
L'episodio solleva questioni critiche riguardanti la protezione dei civili nelle operazioni antidrogen transfrontaliere. Le associazioni internazionali per i diritti umani hanno già iniziato a esprimere preoccupazione sui rischi derivanti dall'escalation militare in America Latina, mettendo in guardia contro possibili conseguenze umanitarie di campagne basate su intelligence non verificata o su interpretazioni errate degli obiettivi tattici.