Il Movimento 5 Stelle ha formalmente depositato una mozione di sfiducia contro Daniela Santanchè, ministra del Turismo, chiedendo che il provvedimento sia calendarizzato con priorità assoluta. L'annuncio arriva nella mattinata del 25 marzo 2026, quando la ministra si è presentata regolarmente al suo dicastero nonostante le tensioni politiche che la circondano.
A rendere pubblica la mossa è stato Luca Pirondini, capogruppo pentastellato al Senato, che ha sottolineato come il M5S si sia mosso con tempestività: "Siamo stati i primi a depositare una mozione di sfiducia contro Santanchè due anni fa, quando scoppiarono i vari scandali che la riguardavano". Pirondini ha ricordato come il Governo abbia impiegato molto tempo prima di prendere posizione, arrivando alla decisione solo in seguito alla sconfitta subita al referendum, descritto come "clamoroso".
La critica del capogruppo M5S si concentra sulla gestione governativa della questione. "Meloni ha continuato incredibilmente a difenderla per lungo tempo", ha affermato Pirondini, rimproverando una coerenza mancata. "Ora che lo stesso Governo chiede le dimissioni, chiediamo a Fratelli d'Italia e all'intera maggioranza di essere conseguenti e di dare seguito a questa richiesta con i fatti".
Per i pentastellati, la conclusione è netta e senza margini di interpretazione: la ministra deve dimettersi immediatamente. Pirondini ha usato toni decisi, definendo "mostruoso" il ritardo con cui il Governo stesso ha preso le distanze dalla titolare del Turismo. La mozione rappresenta un tentativo di forzare la mano della maggioranza e accelerare i tempi decisionali su una questione che ha alimentato tensioni interne alla coalizione.
La battaglia parlamentare si configura come un banco di prova per la coesione della maggioranza governativa, con il M5S pronto a verificare se le parole di Meloni troveranno traduzione concreta nei voti in Aula. Il timing della mossa oppositrice, subito dopo l'apertura dello stesso esecutivo verso l'allontanamento della ministra, suggerisce una strategia volta a mantenere alta la pressione politica e a evitare che la questione scivoli nel dimenticatoio.