Marco Travaglio ha fornito una lettura politica netta della vittoria del No al referendum sulla riforma della giustizia durante la trasmissione Dimartedì su La7. Secondo il direttore del Fatto Quotidiano, il verdetto elettorale non rappresenta un semplice stop tecnico a una proposta normativa, ma il momento critico in cui tutto il disagio accumulato in tre anni e mezzo di governo Meloni-Nordio esplode improvvisamente e in maniera dirompente.
Travaglio ha spiegato il meccanismo della sconfitta ricorrendo a un'osservazione ricorrente nel dibattito politico: come mai un esecutivo che accumula fallimenti non subisce erosione di consenso fino a un certo punto, per poi collassare all'improvviso? "Accade tutto in un botto", ha risposto il giornalista, descrivendo il referendum come l'inciampo fatale. A suo giudizio, la proposta di riforma rappresentava un tentativo di controllare la magistratura da parte della politica, una "riforma di casta" che ha svelato agli italiani l'arroganza del governo.
Una volta crollato il muro dell'invincibilità, continua Travaglio, gli elettori hanno colto l'occasione per far pagare al governo anche le altre scelte contestate: dalle accise sui carburanti alla politica estera, in particolare il sostegno a Israele nella guerra a Gaza e l'allineamento con l'amministrazione Trump su conflitti globali dai costi ancora incerti. L'arroganza, sottolinea l'analista, è diventata lo strumento che trasforma la tolleranza in ostilità, rendendo il governo "odioso" agli occhi della popolazione.
Travaglio ha poi tracciato un parallelo storico con altri leader politici puniti per eccesso di sicurezza, citando Matteo Renzi e Matteo Salvini come esempi di come l'arroganza rappresenti il peccato capitale della politica italiana. Nel caso specifico di Meloni, descrive il risultato come particolarmente significativo perché la smentisce nel suo punto di forza comunicativo: proprio lei, che aveva costruito la sua popolarità sulla capacità di comunicazione e sulla ricerca del consenso tra i giovani, non è riuscita a trattenere il voto della generazione più giovane.
Un dato che colpisce il direttore del Fatto è la geografia del voto: il Sì prevale solo nelle aree con popolazione anziana di determinate regioni, mentre il No domina tra i giovani. Una frase circolata sui social ha sintetizzato il significato profondo della consultazione: "La Costituzione l'hanno scritta i bisnonni e l'hanno salvata i nipoti". Travaglio conclude prevedendo che per Meloni e il suo governo i prossimi mesi rappresenteranno una fase molto difficile dal punto di vista politico.