Una carriera al vertice del ministero della Giustizia che si conclude tra polemiche interne e una procedura giudiziaria. L'ex capo di gabinetto del Guardasigilli Carlo Nordio dovrà affrontare un processo legato alla vicenda Almasri, il criminale libico la cui mancata consegna alla Corte penale internazionale ha scatenato una serie di conseguenze ancora in corso di valutazione. La Corte costituzionale dovrà decidere se garantirle l'immunità parlamentare.

Nel corso dei quasi quattro anni di permanenza al fianco del ministro, la magistrata è diventata il bersaglio di numerose critiche da parte di colleghi e addetti ai lavori. Le rimproverano di aver complicato la gestione di questioni particolarmente delicate e riservate. In primo luogo, la questione della consegna del detenuto libico alle autorità internazionali, che avrebbe dovuto restare fuori dal dibattito politico. In secondo luogo, la diffusione di informazioni sull'incontro tra una delegazione del Partito democratico e il detenuto anarchico Alfredo Cospito nel carcere sardo di Sassari, rivelazione che non avrebbe dovuto accadere e che costò al governo un danno reputazionale notevole.

Il punto di rottura sembra essere stato raggiunto con alcune dichiarazioni rilasciate a una emittente televisiva locale in Sicilia, dove aveva svolto precedentemente l'incarico di giudice fallimentare. In quella occasione, si espresse in termini molto duri nei confronti della magistratura inquirente, utilizzando un'espressione che rimbalzò immediatamente sui social network e che venne interpretata come un attacco frontale ai pubblici ministeri. Secondo alcune valutazioni, queste affermazioni avrebbero compromesso il messaggio del governo sulla volontà di combattere le cosiddette ingerenze della magistratura, provocando ripercussioni significative.

I magistrati romani che l'hanno sottoposta a indagine l'hanno descritta come inattendibile nelle sue ricostruzioni dei fatti, evidenziando contraddizioni sostanziali nelle versioni fornite su ciò che il ministro Nordio conoscesse riguardo alla questione Almasri. Nel corso degli anni, secondo fonti interne al ministero, avrebbe anche cercato di proteggere i deputati Andrea Delmastro e Giovanni Donzelli dalle conseguenze della rivelazione sul colloquio con Cospito, nonché di contrastare le indagini milanesi relative alla fuga dell'oligarca russo Artem Uss, accusato di frode bancaria e traffico di armi, evaso dai domiciliari nel marzo del 2023.

La sua permanenza al ministero è stata inoltre caratterizzata da relazioni personali controverse, tra cui una frequentazione con un avvocato siciliano legato al governatore della Regione, questione che ha generato ulteriori attriti con l'ambiente romano della magistratura e che è stata anche segnalata al Consiglio superiore della magistratura. Complessivamente, il suo operato è stato percepito da ampi settori come volto a concentrare eccessivamente il potere decisionale nelle proprie mani, generando una progressiva emarginazione dai circoli più influenti della giustizia italiana.