La morte di Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, avvenuta venerdì scorso nel Parco degli Acquedotti di Roma mentre stavano assemblando un ordigno, rappresenta un campanello d'allarme che non può essere ignorato. Questo è il messaggio lanciato dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi durante il question time alla Camera dei Deputati, dove ha tracciato un quadro preoccupante della minaccia anarchico-insurrezionale in Italia.

Secondo Piantedosi, l'incidente romano potrebbe costituire il primo segnale di un'escalation strategica volta a destabilizzare le istituzioni e la coesione civile del Paese, reclutando al contempo nuovi simpatizzanti all'interno di movimenti anti-sistema, anti-atlantici e anti-sionisti. I due deceduti appartenevano al cosiddetto "gruppo Cospito" e mantenevano contatti con ambienti anarchici già sotto osservazione della magistratura. In particolare, la loro attività era legata al sostegno verso l'anarchico Alfredo Cospito, attualmente detenuto in regime di isolamento carcerario presso la struttura di Sassari.

Secondo i servizi di intelligence, lo scenario che emerge è caratterizzato da "molteplici fattori di radicalizzazione", che spaziano dalla contestazione delle normative sulla sicurezza fino agli sviluppi geopolitici internazionali, per sfociare infine nell'incitamento diretto all'azione violenta. Il ministro sottolinea che questi elementi si combinano in una forma di violenza sistemica e strutturata, non riconducibile a episodi sporadici, configurando una vera e propria sfida alla democrazia costituzionale italiana.

Le investigazioni procedono su più assi per determinare se ci si trova di fronte a un gesto di violenza autonomo e isolato oppure se rappresenta un elemento di una rete eversiva più complessa e organizzata. Il Viminale rimarca che l'anarco-antagonismo violento possiede una propria architettura e metodologia operativa, differenziandosi da altre forme di terrorismo. Piantedosi ha inoltre espresso preoccupazione per le manifestazioni programmate nel fine settimana, invitando tutte le forze politiche a unirsi nella difesa delle istituzioni democratiche e a prendere nettamente le distanze da qualunque tentativo di violenza.

L'allarme del ministro non è improvviso: da tempo le autorità segnalano il pericolo concreto e strutturato rappresentato da questi ambienti radicali. Con l'esplosione nel parco romano, quell'avvertimento teorico si è trasformato in una minaccia tangibile, spingendo il governo a intensificare i controlli e a chiedere al Parlamento una risposta compatta nella difesa dell'ordine democratico.