Quante volte vi è capitato di trovarvi sommersi da decine di richieste di accesso simultanee durante una videoconferenza su Google Meet, senza sapere se ad aspettare dietro lo schermo ci fosse il collega invitato o un bot intento a registrare conversazioni riservate? Google ha deciso di affrontare questo problema diffuso introducendo un nuovo sistema di gestione dell'ingresso in riunione, basato sulla separazione intelligente delle richieste secondo il livello di affidabilità. La piattaforma di videoconferenza del colosso di Mountain View dividerà ora gli accessi in due code distinte: una dedicata agli utenti verificati e a basso rischio, l'altra ai profili potenzialmente problematici.
Il funzionamento è semplice ma efficace. Nella prima coda confluiscono gli accessi già autorizzati, come i contatti presenti negli inviti del calendario o i membri dell'organizzazione dell'host. Per questi utenti l'ammissione avviene in automatico, senza intoppi. La seconda coda, quella dei "sospetti", raccoglie invece i profili che l'algoritmo di Google identifica come rischiosi: bot dichiarati, utenti sconosciuti, account con segnali di anomalia. In questo caso il comportamento predefinito è l'opposto: il rifiuto automatico. L'organizzatore della riunione mantiene comunque il controllo totale e può esaminare manualmente le richieste e decidere se fare eccezioni, ma non è più costretto a passare al vaglio una folla indifferenziata di nomi e profili.
L'aggiornamento rappresenta una risposta diretta a una minaccia che si è intensificata negli ultimi mesi: l'uso sempre più sofisticato di bot e agenti di intelligenza artificiale per infiltrarsi in videoconferenze con intenti variabili, dalla registrazione non autorizzata alla trascrizione di conversazioni sensibili, fino alla semplice raccolta di dati. Separando proattivamente gli accessi verificati da quelli dubbi, Google riduce drasticamente il carico cognitivo sui moderatori e soprattutto abbassa significativamente il rischio di ammettere involontariamente un intruso in riunioni riservate o confidenziali. Il sistema offre anche la possibilità di gestire le code in blocco: con un semplice clic su "Visualizza tutti" gli host possono esaminare l'elenco completo e poi utilizzare i tasti "Ammetti tutti" o "Rifiuta tutti" per svuotare istantaneamente una coda.
La novità è già in distribuzione presso i clienti Google Workspace iscritti al programma Rapid Release a partire dal 25 marzo 2026. Chi utilizza il dominio Scheduled Release dovrà attendere il 7 aprile 2026 per accedere a questa funzionalità. Gli amministratori interessati a verificare il tipo di dominio in uso possono consultare le impostazioni su admin.google.com nella sezione Account > Impostazioni account > Preferenze, dove sarà indicato il canale di rilascio attivo.