Una sentenza da 345 milioni di dollari potrebbe sembrare un punto finale. Per Greenpeace, invece, rappresenta appena l'inizio di una nuova fase di scontro. A confermarlo è Marco Simons, responsabile legale di Greenpeace USA, che dopo il verdetto della corte del North Dakota commenta senza mezzi termini: "La partita è appena cominciata". Il giudizio ha condannato sia Greenpeace International che la sua sezione americana a risarcire la compagnia petrolifera Energy Transfer per le azioni di protesta organizzate contro il Dakota Access Pipeline, l'infrastruttura che trasporta greggio dal North Dakota all'Illinois.

L'organizzazione ha già delineato la sua strategia di contrattacco. Chiederà un nuovo processo sostenendo che le prove presentate dall'accusa sarebbero insufficienti per sostenere l'accusa e che il precedente procedimento non avrebbe offerto garanzie di equità. La questione rimanda a diritti costituzionali fondamentali, in primis la libertà di espressione. Nel caso il primo grado dovesse rigettare le richieste, Greenpeace è pronta a portare il caso fino alla Corte suprema dello Stato. Un aspetto cruciale riguarda la cauzione d'appello: l'organizzazione contesta l'obbligo di versarla mentre vengono esaminate questioni di rilievo costituzionale.

Ma il significato di questa battaglia va molto al di là del singolo contenzioso. Simons avverte che la sentenza potrebbe fungere da precedente pericoloso per movimenti climatici e attivisti in tutto il mondo. Il rischio concreto è che si consolidasse una pratica mediante la quale le grandi imprese ricorrono ai tribunali non per tutelare diritti legittimi, ma come strumento di pressione e silenziamento nei confronti della dissidenza organizzata. Una tattica definita dagli addetti ai lavori come "liti strategiche contro la partecipazione pubblica".

Nonostante il pronunciamento avverso, Greenpeace rassicura sui suoi piani operativi. L'organizzazione ribadisce l'impegno a proseguire nella difesa dell'ambiente contro lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali e l'inquinamento. Il fronte europeo potrebbe rappresentare una risorsa importante nella strategia complessiva. Simons conclude con una dichiarazione di intenti: "Non saremo costretti al silenzio. Continueremo la nostra missione da una posizione ancora più forte".