Ogni persona possiede dentro di sé una riserva di forza che emerge quando viene messa alla prova. Eppure, in questo momento, la nazionale italiana di calcio sembra aver dimenticato dove conservarla. Il commento del direttore Ivan Zazzaroni arriva a poche ore dalla partita decisiva contro l'Irlanda del Nord, valida per i playoff mondiali, con un messaggio che mescola incoraggiamento e consapevolezza di una situazione critica che non può più essere ignorata.

Zazzaroni non intende fare l'ennesima rassegna degli errori commessi dal calcio italiano negli ultimi anni. Sa bene che il sistema calcistico raramente ascolta, vede o comprende le critiche e continua a procedere per la sua strada. Proprio per questo motivo, preferisce astenersi dall'elencare i colpevoli di un'eventuale nuova eliminazione dalla fase finale del Mondiale. Se la squadra dovesse fallire il primo playoff e la successiva competizione, le dimissioni di chi gestisce il sistema dovrebbero arrivare da sole, spinte da una valanga politica che da sempre ha intrecciato i suoi interessi con il calcio italiano.

Ciò che il direttore intende comunicare oggi è speranza e ottimismo, assumendo consapevolmente il ruolo di chi si oppone fermamente all'idea che l'Italia si assenti per la terza volta consecutiva dal torneo mondiale più prestigioso. Una prospettiva che peserebbe soprattutto sui milioni di giovani under venti che non hanno mai visto gli azzurri disputare una fase finale mondiale. Per chi, come Zazzaroni, ha avuto il privilegio di vivere almeno sei grandi tornei negli ultimi sessanta anni - dai Mondiali di Messico 1970 e Spagna 1982, passando per l'indimenticabile Germania 2006 sino a Italia 1990, Stati Uniti 1994 e l'Europeo 2021 - la responsabilità di tifare per la continuità della nazionale è ancora più forte.

Una responsabilità che accomuna anche i giornalisti di qualità come Polverosi, che da mezzo secolo racconta appassionatamente la maglia azzurra e che ieri ha scritto al direttore affidandogli un suo pensiero sulla nazionale da utilizzare come ritenesse opportuno. Il messaggio di fondo rimane uno: l'Italia rischia di abituarsi troppo alle proprie difficoltà, oppure sono le difficoltà a essersi abituate all'Italia. Una simbiosi pericolosa che domani, contro l'Irlanda del Nord, deve finalmente interrompersi.

Gli occhi saranno puntati anche su Makkelie, l'arbitro finito nel mirino degli irlandesi in vista della sfida cruciale dei playoff. Una gara che rappresenta un punto di non ritorno per il calcio italiano: vincere non è più un'opzione, ma una necessità assoluta per preservare il futuro della nazionale e ridare fiducia a un sistema che in questi anni ha accumulato più ombre che luci.