I principali indici azionari dell'Asia hanno subito una contrazione generalizzata nella seduta odierna, con gli investitori che si mostrano nervosi dinanzi alle difficoltà nel raggiungimento di un accordo tra Stati Uniti e Iran per risolvere il conflitto mediorientale. Le piazze finanziarie del continente riflettono una crescente preoccupazione legata agli sviluppi della situazione geopolitica nella regione, traducendo questa inquietudine in vendite di titoli azionari.
Tra le piazze più colpite figurano Seul con un ribasso del 3,2%, seguita da Hong Kong con il -1,9% e Shenzhen con il -1,7%. Shanghai ha registrato una perdita più contenuta dell'1,3%, mentre Tokyo e Sydney hanno limitato i danni rispettivamente allo 0,3% e allo 0,1%. Anche i mercati americani ed europei mostrano segnali di debolezza, con il Nasdaq e l'S&P 500 in calo dello 0,3% nei contratti futures, mentre l'Euro Stoxx cede lo 0,6%.
La situazione è stata ulteriormente alimentata dal riaccendersi delle ostilità dirette tra Israele e l'Iran, con nuovi attacchi israeliani seguiti dalla risposta iraniana attraverso missili e droni, successivamente intercettati dalle difese dei Paesi del Golfo. Questo escalation militare ha innescato una reazione nei mercati delle materie prime, spingendo il petrolio al rialzo del 2%, con il greggio Wti quotato a 92,3 dollari al barile e il Brent a 104,35 dollari.
I rendimenti dei titoli di Stato americani a dieci anni hanno accelerato al rialzo, salendo di tre punti base fino al 4,36%, alimentati dalle preoccupazioni per una possibile ripresa dell'inflazione. Andamento opposto per l'oro, tradizionale bene rifugio, che ha invece registrato una flessione marcata del 2,5% scendendo a 4.446 dollari l'oncia, segnale di un parziale alleggerimento delle posizioni difensive da parte degli operatori in questa fase di volatilità.