Una nuova illusione ottica sta conquistando il web e promette di fare il bis rispetto al celebre dibattito sull'abito bianco e oro del 2015. Stavolta al centro della questione ci sono 9 puntini che sembrano alternarsi tra il viola e l'azzurro, ma la risposta è univoca: sono tutti blu. A svelarlo è uno studio pubblicato sulla rivista accademica Perception, firmato da Hinnerk Schulz-Hildebrandt, ricercatore presso l'Harvard Medical Center, che utilizza questo esperimento per illustrare un principio affascinante della neuroscienza visiva.

La chiave per comprendere il fenomeno risiede nel funzionamento della retina umana e nella straordinaria complessità del nostro sistema visivo. All'interno dell'occhio, precisamente sulla retina, sono presenti tre categorie di recettori cromatici denominati coni. Ogni tipo di cono è specializzato nel riconoscere una gamma specifica di lunghezze d'onda: i coni S catturano le onde corte associate al blu, i coni M processano le onde medie del verde-giallo, mentre i coni L rispondono alle onde lunghe del rosso. Il colore che percepiamo emerge dall'attivazione simultanea e coordinata di questi tre sistemi.

Qui emerge un dettaglio cruciale che spiega l'inganno visivo: il viola non possiede una vera lunghezza d'onda spettrale propria. Secondo l'autore dello studio, il viola nasce nella corteccia visiva cerebrale quando i coni L e S vengono stimolati contemporaneamente in una proporzione particolare, mentre i coni M rimangono silenti. Questa caratteristica lo rende un colore fragile e instabile, facilmente soggetto a variazioni dovute a fattori biologici e contestuali. Piccole fluttuazioni nel rapporto tra i segnali dei coni L e S possono far virare la percezione dal viola al blu o al rosso, creando l'illusione che il nostro occhio sia inconsistente.

Un ulteriore elemento contribuisce a questo effetto: la distribuzione non uniforme dei coni sulla retina. Nella fovea, l'area deputata alla visione più nitida e precisa, i coni L e M raggiungono densità massima, permettendoci di distinguere i dettagli più sottili. I coni S, invece, rappresentano solo l'8-12% della popolazione totale di coni retinici e risultano quasi completamente assenti nel cuore della fovea, nella cosiddetta zona priva di coni S. In questa regione centrale, le informazioni cromatiche dipendono esclusivamente dai segnali dei coni L e M, il che significa che la nostra capacità di percepire il blu è compromessa proprio nel punto in cui guardiamo con maggior precisione.

Questo studio dimostra un principio fondamentale della percezione: la realtà fisica e la nostra interpretazione cerebrale di essa sono due fenomeni profondamente diversi. Mentre le proprietà fisiche della luce riflessa da una superficie determinano oggettivamente il suo colore, il nostro cervello costruisce attivamente la visione cromatica sulla base dei soli input sensoriali provenienti dalla retina. Non vediamo il mondo come è realmente, ma come il nostro sistema nervoso decide di rappresentarcelo, una distinzione che le illusioni ottiche rendono affascinantemente evidente.