Gabriel Omar Batistuta torna a parlare di calcio e non risparmia critiche ai centravanti attuali. Nel corso di una conversazione con Rio Ferdinand, la leggenda del calcio argentino ha affrontato il tema delle differenze tra l'epoca d'oro della Serie A e il campionato odierno. Secondo Batigol, gli attaccanti contemporanei godono di vantaggi strutturali rispetto a quelli del passato: "Ora ci sono molti più spazi in campo" ha dichiarato, implicando che la maggiore libertà tattica rende il compito offensivo notevolmente più agevole rispetto alle maglie strette degli anni '90.
L'attaccante ha ripercorso anche le tappe fondamentali della sua carriera, a partire da un percorso tutt'altro che scontato. Cresciuto in una famiglia con difficoltà economiche, Batistuta ha scelto il calcio come strada alternativa rispetto al suo progetto iniziale di diventare medico. Fu Marcelo Bielsa, incontrato durante gli esordi professionistici, a rappresentare il punto di svolta decisivo nella sua formazione: "Era estremamente professionale e mi ha insegnato tutto quello che dovevo sapere sul calcio professionistico" ha sottolineato, ricordando come l'allenatore lo abbia guidato nei fondamentali dell'alimentazione e dell'allenamento.
L'approdo in Italia segnò un momento cruciale della sua parabola. Quando arrivò a Firenze, la Fiorentina attraversava un periodo complicato, lottando per evitare la retrocessione in Serie B. Neppure i tifosi viola lo accolsero immediatamente con entusiasmo: "La città non mi amava inizialmente" ha confessato Batistuta. Tuttavia, attraverso il lavoro costante e la dedizione, riuscì a conquistare il pubblico fiorentino e a innamorarsi della città. La consapevolezza che i tifosi desideravano disperatamente una vittoria lo spinse a restare fedele al club, trasformandosi gradualmente nel Batigol leggendario.
Secondo la testimonianza di Batistuta, il processo di affermazione non fu immediato: "Non ero Batigol a 10, 15 o nemmeno a 20 anni. Ho dovuto lavorare instancabilmente per costruire il giocatore che tutti conoscono". Questa sottolineatura del lavoro meritocratico contrasta nettamente con la sua visione del calcio attuale, dove le condizioni di gioco favorirebbero eccessivamente gli attaccanti. La Serie A dei decenni precedenti viene dipinta come il campionato più esigente in assoluto, terreno di prova dove solo i migliori riuscivano a emergere.
Il confronto tracciato da Batistuta rimanda a un tema ricorrente nel dibattito calcistico: se il livello tattico contemporaneo sia realmente superiore o se semplicemente abbia virato verso uno stile di gioco meno difensivo rispetto al passato. Le sue dichiarazioni alimentano il dibattito sulla decadenza qualitativa del calcio moderno, benchè molti analisti sostengono invece che il gioco si sia semplicemente evoluto secondo logiche diverse da quelle della Serie A degli anni '90.