Una coalizione senza precedenti sta prendendo forma intorno a uno degli snodi geopolitici più delicati del pianeta. Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha reso noto che ben 30 Paesi si stanno coordinando per affrontare le questioni relative alla libertà di navigazione nello stretto di Hormuz, il passaggio cruciale attraverso cui transita circa un terzo del petrolio mondiale. L'alleanza riunisce non solo i tradizionali membri dell'Alleanza atlantica, ma anche potenze regionali e globali come Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda, oltre al Bahrein.
La nascita ufficiale del progetto risale a un gruppo ristretto di sei nazioni fondatrici - Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi, Italia e Giappone - che ha lanciato l'iniziativa in risposta alle richieste formulate dal presidente americano Donald Trump. L'obiettivo dichiarato è definire congiuntamente strategie concrete e tempi d'azione per mantenere libere e sicure le rotte commerciali attraverso lo stretto, garantendo che il traffico marittimo internazionale non subisca interruzioni né limitazioni.
Rutte ha affrontato anche il tema del processo che ha portato a questa mobilitazione globale. Ha sottolineato che, sebbene il presidente americano abbia inizialmente espresso frustrazione verso gli alleati europei e internazionali, le ragioni di quella reazione sono comprensibili: gli Stati Uniti non avevano informato preventivamente i partner delle loro intenzioni, rendendo necessario un periodo di coordinamento e consultazione per raggiungere il consenso multilaterale necessario ad avviare operazioni congiunte nel Golfo Persico.