La Commissione Europea ha acceso i riflettori sul settore dei contenuti per adulti online. Al termine di un'indagine avviata lo scorso maggio, Bruxelles ha mosso accuse significative contro quattro giganti della pornografia: Pornhub, Stripchat, XNXX e XVideos. L'accusa principale riguarda l'inadeguatezza dei sistemi di protezione dei minori, con violazioni dirette del Digital Services Act (DSA). Sebbene le conclusioni siano ancora preliminari, il quadro che emerge è chiaro: gli attuali meccanismi di controllo non sono considerati sufficienti dalla prospettiva normativa europea.
Secondo l'analisi di Bruxelles, le quattro piattaforme hanno commesso errori metodologici rilevanti nella valutazione dei rischi connessi ai loro servizi, in particolare quelli che interessano i minori. In diversi casi, quando i pericoli sono stati identificati, le analisi sono risultate incomplete o compromesse da considerazioni di natura commerciale—come la protezione dell'immagine aziendale—piuttosto che focalizzate sulle concrete conseguenze sociali. A peggiorare il quadro, la Commissione ha documentato omissioni o rappresentazioni inesatte nei rapporti con le organizzazioni specializzate nella tutela dell'infanzia.
Il nodo centrale della contestazione riguarda i sistemi di verifica attualmente in uso. Tutte e quattro le piattaforme si affidano a una semplice autodichiarazione dell'utente sulla propria età, un meccanismo che Bruxelles giudica totalmente inefficace come barriera protettiva. Neppure l'aggiunta di ulteriori strategie, come avvertimenti visivi o contenuti offuscati, è ritenuta adeguata a impedire effettivamente l'accesso a materiale destinato agli adulti. La Commissione richiede dunque l'implementazione di sistemi di verifica dell'età robusti, che però rispettino contemporaneamente il diritto alla privacy. Per questo motivo, è in fase di sviluppo un'applicazione europea dedicata a tale funzione, destinata a integrarsi con i futuri portafogli di identità digitale.
Le piattaforme hanno ora l'opportunità di presentare misure correttive e rispondere alle accuse. Qualora le violazioni fossero confermate, tuttavia, la Commissione non esclude l'adozione di decisioni formali di non conformità accompagnate da sanzioni pecuniarie che potrebbero raggiungere il 6% del fatturato globale delle società, oltre a penalità applicate periodicamente. Questa operazione rappresenta un turning point nel complesso rapporto tra regolamentazione europea e libertà online, in coincidenza con i primi blocchi di siti per adulti già effettuati in Italia dall'AGCOM proprio per assenza di adeguati sistemi di controllo dell'età previsti dal Decreto Caivano.
In parallelo, la Commissione ha inaugurato un'indagine formale anche nei confronti di Snapchat, sempre con focus sulla protezione dei minori. I dubbi riguardano l'accesso tramite autodichiarazione anagrafica, il rischio di contatti tra utenti giovani e adulti, la circolazione di contenuti connessi a sostanze illegali o prodotti vietati, e configurazioni predefinite giudicate insufficientemente protettive. Come accadde con le piattaforme pornografiche cinque mesi fa, Snapchat entra ora nella fase istruttoria approfondita.