Le fratture nella coalizione di governo italiano riaffiorano con evidenza all'Eurocamera durante le votazioni su alcuni fascicoli cruciali dell'agenda europea. In una sequenza di ballottaggi nelle ultime ore, gli stessi partiti che governano insieme a Roma si trovano frequentemente schierati su fronti opposti, segnalando una divergenza di strategie continentali che non passa inosservata nemmeno agli osservatori bruxellesi.

Sulla gestione dei rimpatri, Fratelli d'Italia, Forza Italia e Lega hanno mantenuto una linea comune. Tuttavia il fronte compatto si è sgretolato dinanzi ad altri temi sensibili. Il voto sulla nuova direttiva europea anti-corruzione, che introduce il reato di abuso d'ufficio a livello continentale, ha visto i tre alleati votare concordemente in favore, nonostante l'ironia della situazione: è lo stesso governo italiano ad aver abolito tale reato dal codice penale nazionale pochi mesi addietro. Un'incongruenza che ha scatenato le critiche delle forze di opposizione.

Ma il momento di massima divergenza si è consumato sulla questione commerciale internazionale. Al momento della votazione sull'accordo tra Unione Europea e Stati Uniti in materia di dazi, la Lega ha scelto il voto contrario, schierandosi al fianco del Movimento Cinque Stelle. Nel contempo, sia Fratelli d'Italia che Forza Italia hanno votato favorevolmente, allineandosi con i grandi gruppi parlamentari di centrodestra, progressisti, liberali ed Ecr. Una spaccatura che riflette visioni economiche fondamentalmente diverse rispetto alla strategia europea nel contesto della competizione transatlantica.

Parallelo a questa divergenza commerciale corre un'altra tensione: quella sulla riforma della Coesione europea. La Lega ha aperto un fronte critico contro la nuova struttura di bilancio pluriennale, questione sulla quale interviene direttamente il governo della Lombardia attraverso il presidente Attilio Fontana, in visita a Bruxelles proprio in questi giorni. Fontana ha bollato come "inaccettabile" la centralizzazione prevista dalle proposte della Commissione, una posizione che lo accomuna ai governatori di mezzo continente, a prescindere dal colore politico. La riforma riguarda da vicino Raffaele Fitto, vicepresidente della Commissione incaricato della delega alla Coesione. Questo aspetto consente a Nicola Zingaretti, capodelegazione dem al Parlamento europeo, di commentare significativamente: "Rappresenta un segnale positivo che anche i presidenti di orientamento conservatore esprimano contrarietà a questo assetto di bilancio".

Le crepe emerse non rappresentano un episodio isolato nelle dinamiche tra Roma e Bruxelles. Tuttavia, nel contesto immediatamente successivo al referendum sulla riforma costituzionale, queste divergenze assumono un peso narrativo superiore, suggerendo che la compattezza della coalizione di governo potrebbe essere messa alla prova anche sul terreno delle scelte europee.