Mile Svilar vive una situazione surreale: è il portiere titolare della Roma, guida la classifica europea con il 78,9% di interventi positivi e 88 respinte, eppure quando scatta la sosta per le nazionali deve restare a Trigoria mentre i compagni partono per i loro ritiri. A pochi mesi dal Mondiale, l'estremo difensore si trova in uno stallo burocratico dal quale non riesce a uscire, nonostante l'intervento di un pool di esperti legali che sta scandagliando ogni possibile soluzione.
La genesi del problema risale a quasi cinque anni fa. Nel settembre 2021, Svilar scende in campo per quarantacinque minuti indossando la maglia della Serbia in un'amichevole contro il Qatar, subentrando al portiere titolare Rajković. Una scelta che ha segnato il suo destino. Svilar, nato e cresciuto ad Anversa nei vivai di Beerschot, GBA e Anderlecht, aveva percorso tutta la trafila delle nazionali giovanili belghe fino all'Under 21. La decisione di accettare la chiamata serba non era casuale: suo padre Ratko, anch'egli portiere, era originario della Vojvodina e aveva giocato con la vecchia Jugoslavia. Nonostante un passaporto belga, il ragazzo aveva sentito il richiamo delle radici serbe di famiglia.
Il regolamento della Fifa, riformato nel 2020, in teoria dovrebbe consentire il cambio di federazione. I criteri sono chiari: il giocatore deve possedere il passaporto del nuovo paese già al momento della prima partita (Svilar lo aveva), non deve aver disputato più di tre incontri ufficiali (limite rispettato), nessuno di questi in competizioni mondiali o continentali (condizione soddisfatta) e devono essere trascorsi almeno tre anni dall'ultima gara contestata (anche questo è verificato). Sulla carta, quindi, il percorso dovrebbe essere libero.
Ma la realtà è ben diversa. La Serbia, sentendo di aver perso diritti su un talento che ha già convocato, ha effettivamente ripudiato il giocatore. Nel contempo, il Belgio aspetta un segnale ufficiale per reintegrarlo, ma il sistema burocratico internazionale sembra bloccato. Svilar rimane sospeso: non rappresenta nessuno, nonostante il riconoscimento diffuso come uno tra i migliori portieri del continente. I suoi legali continuano a cercare varchi normativi, ma finora la strada verso una soluzione sembra ancora lontana e il rischio è che la vicenda finisca nelle aule di un tribunale.