La Spagna continua la sua marcia solitaria sulla scena internazionale. Mentre il premier Pedro Sanchez ribadisce il suo rifiuto di allinearsi alle posizioni di Washington e Israele, Teheran ha ora concesso a Madrid uno status privilegiato: il diritto al transito sicuro attraverso lo Stretto di Ormuz per le proprie navi mercantili. L'Iran ha motivato la concessione sottolineando come la Spagna "rispetta il diritto internazionale", in evidente contrasto con la postura assunta dalle altre nazioni occidentali. Questa decisione arriva dopo che il governo spagnolo aveva già deciso di non partecipare alla missione europea "Aspides" nel Mar Rosso e aveva pubblicamente contestato l'impegno della Nato di aumentare la spesa difensiva al 5% del Pil.
La mossa di Madrid rappresenta però un problema nel quadro delle relazioni internazionali contemporanee. Il diritto al transito attraverso gli stretti internazionali è garantito a tutte le nazioni indistintamente dalla Convenzione Unclos, senza eccezioni basate su preferenze politiche. Creando un corridoio privilegiato per le sole navi spagnole, l'Iran viola questi principi universali e apre una frattura nel sistema di regole condivise. Gli altri Paesi occidentali, pur non direttamente coinvolti nel conflitto con l'Iran, considerano il ripristino del libero passaggio come una condizione non negoziabile, da ottenere solo attraverso il cessate il fuoco.
Questo comportamento della Spagna ricorda i tempi in cui il non allineamento era una vera strategia geopolitica. Durante la Guerra Fredda, paesi come l'India e l'ex Jugoslavia guidavano un movimento di nazioni indipendenti, rifiutando di schierarsi con le superpotenze. Similmente, Madrid sembra oggi adottare una logica di neutralità che la avvicina economicamente a potenze alternative come la Cina, con la quale ha sviluppato rapporti commerciali sempre più robusti. Anche l'India continua a far transitare le sue petroliere per Ormuz senza ostacoli, così come la Cina, il cui flusso commerciale marittimo non ha subito interruzioni. La coerenza di Pechino nel mantenere una posizione apolitica e orientata agli interessi economici sembra essere il modello a cui Madrid sta guardando.
Le radici di questa diversità spagnola affondano nella storia. Dopo il crollo dell'impero coloniale nelle Americhe, la Spagna aveva maturato una diffidenza cronica nei confronti degli Stati Uniti, culminata nella Guerra di Cuba del 1898. Nel corso del Novecento, Madrid restò a lungo esclusa dalle organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite e la Nato, mantenendo una postura di distacco dal sistema di alleanze occidentali. Oggi, con il governo Sanchez, sembra ripercorrere questa strada storica, anche se nel contesto radicalmente diverso della globalizzazione e della competizione economica internazionale. L'economia spagnola, in fase di crescita e supportata da buone relazioni con i Paesi del Golfo, appare essere il vero motore di questa politica estera sempre più autonoma e, per molti versi, provocatoria verso l'Occidente.