La Francia torna al centro delle preoccupazioni europee per la sostenibilità dei propri conti pubblici. Secondo i dati più recenti, il debito nazionale francese raggiungerà quota 3.460,5 miliardi di euro, confermando una traiettoria al rialzo che non accenna a invertirsi. Sebbene il deficit abbia registrato un leggero miglioramento rispetto alle stime precedenti – scendendo al 5,1% del prodotto interno lordo anziché il 5,4% previsto dal ministero dell'Economia – lo spazio di manovra per fronteggiare eventuali crisi rimane praticamente nullo. Gli esperti economici sottolineano come la Francia occupi una posizione arretrata rispetto agli altri Paesi europei sul fronte della salute fiscale, un problema che il governo Macron non ha ancora risolto nonostante i ripetuti tentativi di riforma.

A peggiorare il quadro politico interviene la questione legata al mercato del lavoro francese, caratterizzato da una precarietà crescente. Nel corso del 2024, l'81% delle nuove assunzioni ha riguardato contratti a tempo determinato o incarichi temporanei di durata inferiore a un mese. Questa dinamica non solo evidenzia l'incapacità del mercato di generare posti di lavoro stabili, ma alimenta anche il malcontento sociale e rappresenta un elemento che influenzerà le prossime scadenze elettorali. Sintomi di questo disagio si sono già manifestati nelle recenti elezioni amministrative, dove il partito presidenziale ha subito un vero e proprio tracollo nelle preferenze degli elettori.

A complicare ulteriormente lo scenario interviene la nomina di Amélie de Montchalin alla presidenza della Corte dei Conti. La scelta ha immediatamente sollevato interrogativi circa possibili conflitti di interesse, poiché la neo presidente ha ricoperto fino a poche settimane prima l'incarico di Ministra dell'Azione Pubblica nel governo Macron. L'opposizione parlamentare ha contestato con forza questa designazione, denunciando il rischio che l'istituzione di controllo possa perdere l'indipendenza necessaria per svolgere efficacemente le proprie funzioni. Le forze di destra, sia quella di Bardella che quella di Marine Le Pen, hanno particolarmente insistito su questa criticità.

Per contenere le polemiche, la Montchalin ha annunciato l'intenzione di astenersi dalla partecipazione ai deliberati riguardanti l'esecuzione del bilancio dello Stato e dei sistemi previdenziali per il 2025, nonché dalla certificazione dei conti dell'anno successivo. Tuttavia, questa dichiarazione di ricusazione non ha placato le critiche, dato che il bilancio 2026 è stato approvato negli ultimi giorni del precedente mandato della ministra e il suo insediamento alla Corte è avvenuto nel febbraio successivo, a distanza di soli poche settimane dalla conclusione dei lavori parlamentari. La tempistica della nomina continua dunque a rappresentare una questione spinosa nel dibattito politico francese, mettendo in discussione la credibilità delle istituzioni di garanzia.