È ufficiale: i professionisti che operano nel campo delle scienze, della tecnologia, dell'ingegneria e della matematica avranno finalmente un loro Contratto collettivo nazionale (Ccnl) specifico. L'accordo, presentato nella capitale mercoledì 25 marzo, rappresenta una pietra miliare per il settore dell'innovazione italiana, riconoscendo per la prima volta a livello contrattuale l'importanza strategica di queste figure professionali.
Il nuovo contratto interesserà oltre 200mila lavoratrici e lavoratori impiegati nei settori dell'innovazione, della ricerca applicata, dei servizi digitali e dell'economia della conoscenza. Tra i beneficiari rientrano ingegneri, ricercatori dediti allo sviluppo dell'intelligenza artificiale, imprenditori focalizzati su soluzioni tecnologiche avanzate e specialisti di vari ambiti Stem. Un comparto che genera un giro d'affari annuale di circa 23 miliardi di euro e assorbe il 4% della forza lavoro nazionale.
Le principali novità introdotte dal contratto includono maggiore flessibilità negli orari di lavoro, con un'espansione dello smart working come modalità ordinaria, l'introduzione della settimana corta e l'adozione di sistemi di valutazione basati sul raggiungimento di obiettivi specifici. Tutte misure pensate per attrarre e mantenere i talenti all'interno del territorio italiano, rispondendo alle crescenti esigenze di flessibilità richieste dai professionisti del settore tech e della ricerca.
L'intento dichiarato della nuova regolamentazione è quello di valorizzare e promuovere le competenze ad alto contenuto tecnologico, creando un ambiente di lavoro più attrattivo rispetto a quello offerto da molte realtà estere. Una strategia che appare particolarmente urgente se si considera lo scenario attuale: nelle università italiane, le discipline Stem soffrono di una carenza strutturale di iscritti, aggravata inoltre da un marcato squilibrio di genere. Attualmente, meno di un laureato su quattro (il 23,6%) consegue una laurea in ambito scientifico-tecnologico, un dato che evidenzia come il mercato italiano del lavoro high-tech continui a fare fatica nel trattenere e formare nuovi professionisti.